Affittasi e vendesi: nelle immagini l’urlo disperato del commercio di Venezia

Il silenzio e il rumore dei passi che rimbalza dai masegni. La suggestione che può provare un turista che passeggia per le calli di Venezia si trasforma anche in disperazione fra chi, fino a 13 mesi fa, aveva un’orizzonte completamente diverso davanti a sé. Poi, prima l’acqua granda che ha messo in ginocchio l’economia turistica di una città fragile, dopo la pandemia, una specie di colpo di grazia che ha convinto tutti a dire che la cultura monoturistica non può più essere il traino economico di una città che fino a qualche decennio fa era sinonimo di lusso e di bello. Schiacciati dalla crisi, invece, ora ristoratori, baristi, artigiani e negozianti cercano di resistere ma sono sempre di più quelli che si arrendono. Pochi affari, affitti non più in linea con il mercato (c’è chi dice non lo fossero nemmeno prima), i cartelli di cedesi attività, di affittasi e di vendesi stanno comparendo come funghi sulle vetrine dei negozi e dei laboratori lungo calli e campi. Senza turisti, senza ristori, senza prospettive, la città si prepara a un Natale difficile, nella speranza che l’anno nuovo aiuto a cambiare davvero pagina. Tanti lo sperano, molti ne hanno davvero bisogno

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi