L’acqua granda, quella «sporca, porca, lorda e ingorda» del 4 novembre 1966 sul palcoscenico

di Manuela Pivato

VENEZIA. L’acqua a secchiate, a onde, a spruzzi, con le bolle come in un acquario o con la schiuma come in una vasca. L’acqua granda, quella «sporca, porca, lorda e ingorda» del 4 novembre 1966, sale infine in palcoscenico, entra in un immenso parallelepipedo trasparente e si abbatte come un nubifragio sull’opera che giovedì sera inaugurerà la stagione della Fenice e che mercoledì pomeriggio, nella sua prova generale, è stata presentata agli abitanti di Pellestrina.
In seicento, a bordo di una motonave, capitanati dal parroco e accolti dalla banda dell’isola schierata sui gradini del teatro, sono arrivati in campo San Fantin, chi per la prima volta, chi per ricordare meglio, chi per saperne di più, e tutti per vedere l’”Aquagranda” di Filippo Pedrocco, su libretto di Roberto Bianchin e Luigi Cerantola con la regia di Damiano Michieletto e con i piedi all’asciutto.
Raggiante il sindaco Luigi Brugnaro che prima promette di restituire i cinque euro del biglietto ai quaranta musicisti e poi dice: «E’ una giornata straordinaria, la Fenice ritorna il teatro dei cittadini, dell’intera città metropolitana. Pellestrina è uno dei luoghi che abbiamo avuto sin dall'inizio più a cuore intervenendo con grande convinzione in più punti dell'isola. Abbiamo approvato i lavori di manutenzione dei collettori idrici, abbiamo finanziato il tratto di percorso ciclopedonale. Dobbiamo continuare a insistere sulla messa in sicurezza del territorio, sulla gestione del Mose e le bonifiche».

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