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«Bollette alle stelle». Storica gelateria di Dolo costretta a chiudere in anticipo

I titolari di Lolly hanno apposto un cartello sulla vetrina per spiegare la scelta obbligata: «Per starci dentro, dovremmo vendere 4500 coni al mese»

Gianluca Salmaso
2 minuti di lettura

I ragazzi e le ragazze che ogni giorno, finita la scuola, aspettano l’autobus lungo via Cairoli sono rimasti senza gelato. La storica gelateria Lolly che affaccia sul lungo viale che taglia il cuore di Dolo, passando davanti alla chiesa e al municipio, ha chiuso i battenti e alle vetrine ha appeso un cartello scritto a pennarello: «chiusura invernale anticipata a causa dell’aumento del costo energetico».

Chiusura immediata ma con speranza di riaprire se la situazione dovesse migliorare in tempi brevi, a chiederlo anche su Facebook una clientela affezionata e abituata da oltre vent’anni a poter mangiare i gelati anche d’inverno perché la Lolly non ha mai chiuso se non dopo Natale.

«Ma a San Valentino eravamo già aperti» precisano subito le titolari. Se nel 2021 l’energia elettrica era arrivata a costare al massimo un paio di migliaia di euro al mese, nel luglio scorso aveva già superato quota 7600 euro, in agosto è arrivata ad un soffio dai 9000 euro e all’appello manca ancora il mese di settembre che si annuncia altrettanto caro.

«Solo per far fronte ai costi della bolletta dovremmo vendere 4500 coni a due gusti al mese – spiegano quasi in coro Mariagrazia, Barbara e Laura, le tre titolari del punto vendita. Tutto è elettrico nel grande negozio: frigoriferi, congelatori, il lungo bancone rinnovato di recente è completamente spento e, nell’angolo, spente anche le macchine dello yogurt e del frozen tea.

Non è bastato diversificare l’offerta, investire in nuove produzioni artigianali per far fronte ad una crisi montata di mese in mese. «Tutto il lavoro fatto quest’estate, aver più che dimezzato i consumi non essenziali come il condizionatore e i tanti sacrifici fatti per coprire i turni e non assumere personale sono stati vanificati da questi aumenti» spiega Mariagrazia mentre Laura annuisce.

La più giovane delle tre titolari è incinta, il pancione annuncia l’approssimarsi del lieto evento ma non è sufficiente a ridurre le preoccupazioni di queste settimane. «Siamo distrutte dal pensiero di non avere più un lavoro. Ho lavorato 12, 16 ore al giorno tutta l’estate e per cosa? Per riuscire a far fronte alle spese delle utenze e mettere da parte qualcosa per l’inverno» chiosa Barbara «Mi stanno facendo morire, di lavoro prima e ora se mi tolgono anche l’idea di riaprire».

«Siamo a conoscenza della situazione che accomuna purtroppo la gelateria Lolly ad altre attività e da parte nostra esprimiamo la piena solidarietà alle titolari» dichiara il sindaco di Dolo, Gianluigi Naletto, che anche per tradizione familiare ha una certa consuetudine con il commercio di prossimità «avevo chiesto di interagire con le banche del territorio per un finanziamento-ponte. Purtroppo, le cose non sono né semplici né automatiche».

La speranza del Comune è riposta ora nella possibilità di istituire una comunità energetica, anche per far fronte alle proprie bollette: negli ultimi mesi i rincari solo per le utenze sono stati di 500 mila euro e urgono provvedimenti, razionalizzazioni di spesa anche in municipio. La situazione della gelateria di Dolo è simile ad altre realtà artigianali della Riviera del Brenta: una crisi strisciante e ancora poco visibile, complice la fine della stagione estiva e il dubbio che i gelatai abbiano abbassato le serrande più per l’arrivo dell’autunno che per i rincari. Ma la Riviera non è una località balneare e anche questo dubbio rischia d’esser più simile a un’illusione.

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