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Ricercatori di Iuav e Ca’ Foscari per due giorni al rifugio Galassi

“Climbing for Climate”. Si viaggia con treni e bus navetta per raggiungere l’Antelao e il rifugio gestito da 52 anni dal Cai di Mestre. E si porta un libro che si lascia in dono alla struttura

Mitia Chiarin
2 minuti di lettura

Lo scenario del “monolitico” Antelao  ospita, sabato 1 e domenica 2 ottobre, l’escursione organizzata dagli Atenei veneziani Iuav e Ca’ Foscari, in collaborazione con Cai Mestre e Cus Venezia, nell’ambito della terza edizione di “Climbing for Climate”, l’evento di sensibilizzazione ambientale sui cambiamenti climatici promosso dalla rete delle Università Sostenibili (RUS).

“Climbing for climate” organizza escursioni, seminari in montagna, eventi collettivi per veicolare i temi dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, attraverso la conoscenza e la valorizzazione dei territori. Accanto a un evento nazionale (il primo anno sull’Adamello, poi sul Gran Sasso e sul Monte Bianco), si sviluppano iniziative locali. Quest’anno gli Atenei veneziani salgono al rifugio Pietro Galassi, a 2.018 m. in località Forcella Piccola sul Monte Antelao, nelle Dolomiti. Il rifugio Galassi, gestito dal Cai di Mestre, a partire dal 1970, con una autogestione che va avanti da 52 anni, è stato scelto non solo perché permette di osservare un particolare ambiente montano, ma anche perché è uno spazio che da anni si impegna a essere sostenibile ed energeticamente autosufficiente e per questi motivi nel 2021 ha vinto uno speciale premio “Pelmo d’Oro”.

«Non si tratta solo di una semplice escursione», spiega Stefano Munarin, delegato del rettore Iuav alle attività sportive e curatore dell’iniziativa, «ma di un modo per riflettere e dialogare dei problemi della montagna stando in montagna: camminare, osservare far diventare i sentieri e il rifugio luoghi di incontro, riflessione e confronto tra esperti e studiosi. Dopo l’escursione dello scorso anno a Feltre per discutere e “toccare con mano” gli effetti di Vaia, quest’anno la proposta è trascorrere due giorni in rifugio riflettendo su come i cambiamenti climatici stanno cambiando (e cambieranno) la vita in montagna sotto vari aspetti: dal turismo alle colture, dal regime idraulico alla sicurezza degli insediamenti, fino allo sviluppo di nuove specie vegetali e animali».

«La montagna offre un punto di vista privilegiato per toccare con mano gli effetti della crisi climatica – aggiunge Elena Semenzin delegata della rettrice di Ca’ Foscari alla Sostenibilità –  e questa occasione diventa un modo per unire la ricerca con il territorio su cui insistono le nostre università. Molte delle nostre ricerche sono orientate a studiare gli ecosistemi e trovare soluzioni e modalità innovative per stabilire nuovi equilibri in un contesto in perenne cambiamento, di cui non dobbiamo dimenticare le nostre responsabilità. Climbing for Climate è un'occasione per portare l'attenzione sul difficile rapporto essere umano-natura e per spingere a riflettere su come possiamo ripensarlo in un'ottica di sviluppo sostenibile».

Coerenti con lo spirito dell’iniziativa, i partecipanti hanno viaggiato prevalentemente in treno o con autobus di linea, utilizzando unicamente il servizio navetta collettivo per avvicinarsi alla base del sentiero. Ogni partecipante sale al rifugio portando con sé un testo che concorrerà a formare una piccola “mostra temporanea di libri” e resterà in eredità alla biblioteca del rifugio come “fondo CfC 2022”. Domenica 2 ottobre è l’ultimo giorno di apertura per quest’anno del rifugio. 

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