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Divieto di irrigazione con le acque dello scolo Foresto dopo il rogo al magazzino della Bottecchia

L’ordinanza del sindaco di Cavarzere: nel canale sono finite le acque usate per lo spegnimento. Il Comune incarica una ditta per la bonifica delle aree

Rubina Bon
1 minuto di lettura
(ansa)

Divieto di irrigazione di terreni, orti e giardini privati, oltre che di abbeveraggio del bestiame con acqua proveniente dallo scolo Secondario Superiore (Foresto) e dai canali limitrofi. Lo ha deciso il sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari che venerdì 30 settembre ha firmato una ordinanza in seguito all’incendio che domenica 25 settembre ha devastato il magazzino della Bottecchia Cicli, in zona industriale. 

Un provvedimento in via precauzionale, disponibile sul sito del Comune di Cavarzere, dovuto al fatto che si è ancora in attesa degli esiti delle analisi dell’Arpav sui campionamenti eseguiti lunedì 26 settembre nel canale invaso, all’angolo con via Ferrari, costeggiante la strada provinciale, dove sono percolate le acque di spegnimento dell'incendio.

“Come comunicato dai tecnici Arpav, è necessario procedere alla pulizia dei tratti di fossi e canali coinvolti, al fine di scongiurare il defluire delle sostanze inquinanti generatisi dall'intervento nel Gorzone e si consiglia in via precauzionale di interdire l'uso delle acque a scopo irriguo”, si legge nell’ordinanza.

"Abbiamo incaricato una ditta per la bonifica delle aree e dei canali al fine di garantire la pubblica incolumità”, spiega il sindaco Munari sul proprio profilo Facebook, “Nulla di preoccupante ma atti dovuti avendo riversato, per lo spegnimento dell’incendio, decine di migliaia di litri di acqua che inevitabilmente sono ricaduti nei fossati”.

Venerdì 30 si sono concluse le operazioni di spegnimento di tutti i focolai dell’incendio del capannone. I vigili del fuoco da domenica 25 hanno lavorato giorno e notte prima per domare le fiamme, poi per verificare che il rogo non riprendesse vigore. Ora l’area è stata posta sotto sequestro e si attendono le indagini. L’ipotesi ritenuta più valida è che le fiamme siano state di origine accidentale.

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