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Caro energia, macigno sui conti del Mose. Extracosti milionari per alzare le paratoie

Bocciato il progetto dei pannelli fotovoltaici sulla spiaggia di Santa Maria del Mare, ecco le altre soluzioni allo studio

Alberto Vitucci
1 minuto di lettura

Altro che “prezzo chiuso”. I costi del Mose aumentano. Materie prime, lavori in ritardo. Sei miliardi di euro di costi, quattro volte quelli previsti nel progetto di massima, a cui ne mancano ancora 764 milioni. Le criticità e la manutenzione. Adesso anche l’energia.

Per sollevare le paratoie secondo il commissario dell’opera sono necessari 44 megawatt. Operazione che a regime sarà ripetuta molte volte, non soltanto nei casi di emergenza, ma anche per le prove e i sollevamenti periodici. Adesso la crisi dell’energia e l’aumento delle bollette impone un ulteriore aggiornamento delle spese per la gestione quotidiana della grande opera. Costi almeno triplicati, milioni di euro in un anno. Un’ opera che ha bisogno di molta energia per funzionare. Era una delle principali obiezioni al progetto del Consorzio Venezia Nuova, messe per iscritto qualche anno fa dagli ingegneri ex-Tecnomare Di Tella, Vielmo e Sebastiani. La paratoia del Mose infatti si solleva controcorrente, determinando grandi pressioni sugli elementi più delicati del sistema, le cerniere, e soprattutto richiedendo un grande consumo di energia. Per questo nell’isola artificiale di 13 ettari realizzata davanti al bacàn di Sant’Erasmo, in mezzo alla bocca di porto di Lido, è stata costruita anche una grande centrale elettrica. Ma adesso tutto questo potrebbe non essere sufficiente. E comunque estremamente costoso. Così la commissaria del Mose Elisabetta Spitz ha rispolverato qualche mese fa l’idea di costruire dei pannelli fotovoltaici per catturare l’energia del sole e garantire elettricità alle paratoie. Ma la proposta di ricoprire di pannelli la spiaggia di Santa Maria del Mare è stata bocciata. Quel luogo, trasformato in cantiere dei cassoni del Mose e cementificato 15 anni fa, dovrà essere ripristinato e riportato alle condizioni ante-lavori. Impensabile pensare a una spiaggia tappezzata di pannelli. Più facile sistemare, come peraltro previsto dai progetti del 2011, alcuni impianti sul tetto della centrale di controllo nell’isola di San Nicolò, o utilizzare qualche area inquinata poco visibile a Porto Marghera. In tutto l’energia ricavata potrà essere di qualche migliaio di Megawatt. Non basterà a garantire l’autosufficienza energetica del Mose.

Si potrebbe utilizzare la corrente del mare. Una turbina sperimentale era stata installata molti anni fa sul fondale del canale di San Nicolò dal Consorzio e dalla Mantovani. Ma delle sperimentazioni non si era più saputo nulla. Adesso, di fronte alle superbollette nle energie alternative tornano di attualità. Non sarà possibile, in ogni caso, ricoprire la laguna di pannelli fotovoltaici.

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