In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Un carrello cingolato radiocomandato per entrare nel magazzino della Bottecchia distrutto dal fuoco

Il mezzo è stato usato dai vigili del fuoco per operare in sicurezza nella struttura pericolante. Spenti anche gli ultimi focolai, ora i sigilli all’area e le indagini sulle cause

Rubina Bon
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Un “pocket lift” per entrare in sicurezza nel capannone del magazzino della Bottecchia Cicli di Cavarzere, andato distrutto nell’incendio di domenica pomeriggio, 25 settembre. Si tratta di un carrello sollevatore cingolato, radiocomandato a distanza, che nella giornata di venerdì 30 settembre i vigili del fuoco del nucleo Usar di Mestre hanno utilizzato per la rimozione degli ultimi elementi pericolanti tipo portoni o altro materiale presente all’interno del capannone in via Ferrari, a rischio crollo.

Il “pocket lift” è dotato di forche e quindi garantisce la possibilità di movimentare materiale in zone pericolose, come può essere appunto il magazzino dell’azienda di biciclette andato distrutto dal fuoco, senza mettere a repentaglio la sicurezza degli operatori. Attraverso il carrello cingolato è stato possibile entrare nel capannone e spostare i cumuli di materiale alla ricerca di eventuali ultimi focolai ancora potenzialmente attivi nonostante i giorni trascorsi dal rogo e pure la pioggia caduta nel frattempo.

I vigili del fuoco hanno proceduto ancora con lo spegnimento dall’esterno, quindi è stata dichiarata la conclusione delle operazioni. Un intervento, quello alla Bottecchia di Cavarzere, che da domenica pomeriggio ha richiesto la presenza di decine di vigili del fuoco che si sono alternati anche con un presidio fisso h24 per monitorare l’evoluzione dell’emergenza.

Nel pomeriggio del 30 settembre il capannone è stato posto sotto sequestro da parte del Niat, il Nucleo investigativo antincendio territoriale dei vigili del fuoco, e dei carabinieri. Ora potranno iniziare le indagini: dai primi riscontri sembra che il rogo abbia avuto origine accidentale – tesi peraltro sostenuta anche dall’azienda – ma solo gli accertamenti tecnici potranno confermare o meno questa linea.

I commenti dei lettori