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Case di riposo, rette in aumento del 25 per cento nel Veneziano. Manca personale, 270 in attesa di entrare

Sempre più strutture private nell’accoglienza. Nell’Usl 3 popolazione sempre più vecchia: uno su quattro ha più di 65 anni

Maria Ducoli
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Il 26% della popolazione residente nell’Uls 3 ha più di 65 anni. Questo significa che la richiesta di servizi sociosanitari sul territorio non è poca. Per l’offerta, la dislocazione territoriale non è indifferente. «Non c’è una programmazione coerente con il territorio, alcune zone sono scoperte» spiega Daniele Giordano, segretario della CGIL Fp. Un esempio è Chioggia: 63.695 abitanti e due residenze, di cui una a Cavarzere.

Nel complesso, in materia di strutture per anziani prevale l’offerta privata. Su 30 residenze totali nel veneziano, solo 9 sono pubbliche e sempre più spesso emerge una tendenza di queste a convergere verso il privato, visto l’importo ridotto delle tasse a cui sono soggette queste. Sono ben 10 le rsa che dovrebbero essere attivate secondo il piano di zona, con un incremento di 1.030 posti letto, a prova che nel futuro si dovrà prestare sempre maggior attenzione alle esigenze degli anziani, una fascia della popolazione in costante crescita.

Tuttavia, oggi più del 20% dei posti nelle strutture già esistenti risulta essere libero. Non perché non ci siano richieste, quanto per una mancanza di personale. 270 le impegnative ferme, ovvero quelle integrazioni alle rette versate dalla Regione.

Per ricevere questi soldi, le strutture devono rispettare gli standard di servizio richiesti e se non riescono, le persone non possono accreditarsi per ricevere l’assistenza sociosanitaria di cui hanno bisogno. E una carenza di operatori significa inevitabilmente venire meno agli standard richiesti.

Sono quindi 270 nel veneziano gli anziani che aspettano di poter accedere alle rsa. E dietro di loro altrettante famiglie, ciascuna con le proprie necessità. Dietro ogni persona che non riesce a vedersi assegnato un posto letto, ce ne sono altrettante che devono farsi in quattro per prendersene cura: un vero e proprio problema sociale, che si allarga sempre di più sul territorio.

Non tutti, infatti, hanno le possibilità economiche per pagare la retta delle rsa senza l’aiuto regionale, considerando che verrebbe a costare circa il 25% in più.

Quello delle case di riposo è un vero e proprio mercato, dove le differenze tra settore pubblico e privato non riguardano solo i costi per gli anziani e i servizi offerti, ma anche i contratti degli operatori. Se nella sanità privata lo stipendio mensile lordo è di 1.669,36 €, nel pubblico è di 1.612,62 € e nelle IPAB scende a 1.540,36 €.

Non c’è da stupirsi che le rsa in costruzione siano tutte private. La ricerca dei dipendenti è sempre più difficile, tra chi lascia la sanità pubblica e chi si sposta negli ospedali. Nelle rsa sembra che non ci voglia più stare nessuno, soprattutto da dopo la pandemia. E ora ci si mette anche la guerra, andando ad aumentare i prezzi di qualsiasi cosa e, ovviamente, anche delle rsa.

Le famiglie sono preoccupate, i sindacati pure. A rischio è l'intero sistema, che potrebbe collassare a causa del rincaro a cui dovranno far fronte i parenti dei degenti. La crisi è più ampia e non esclude nessuno. L’aumento delle tariffe, infatti, si ripercuote anche sul fronte sociale: se il comune aumenta i fondi per le rsa, li toglie all’assistenza domiciliare. Il sistema, insomma, comporta delle perdite su ogni fronte. Da tempo si ipotizza la costituzione di un consorzio tra le rsa di Chioggia, Dolo e Conselve.

Su questo la CGIL commenta senza lasciare spazio a fraintendimenti: «Non siamo contrari, serve però capire quale sia il suo scopo. Se sarà fatto per ridurre i costi delle gare d’appalto o se l’obiettivo è fare sinergia per un miglioramento del servizio offerto».

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