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La chiesetta della Rana a Marghera diventa un ricovero di senzatetto

L’antico edificio del XVI secolo è di nuovo in totale abbandono. Nel 2015 si era interrotto il percorso per il suo restauro. Bettin sollecita il sindaco: «Torni alla comunità»

MITIA CHIARIN
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Ancora una volta la chiesetta della Rana di Marghera, alla fine di via Fratelli Bandiera vicino a via Bottenigo e ai cancelli del vecchio Petrolchimico, torna oggetto di una interrogazione al Comune. La antica chiesetta del XVI secolo di Marghera è ora occupata da senza dimora. Triste epilogo di un luogo della storia, che, come tanti altri in terraferma, non vengono recuperati e valorizzati. Lo denuncia il sociologo e scrittore Gianfranco Bettin, consigliere comunale della lista verde e progressista.

«Forse non è il peggiore oltraggio subito in tanti anni di esistenza, ma l’occupazione dell’antica chiesetta della Beata Vergine delle Grazie a Marghera segna un altro passo nell’abbandono di questo prezioso manufatto, uno dei reperti di valenza storica (risale al XVI secolo) di tutta la terraferma», dice Bettin.

E continua: «Da anni si parla di un suo recupero, non solo per un degno restauro, ma anche per una restituzione alla città, e invece l’abbandono persiste e si aggrava. La chiesetta è ciò che rimane di un insediamento tardo medievale che comprendeva, con la chiesa, un piccolo borgo cintato e un castelletto, dimora della famiglia del patriziato veneziano Rana (da cui il nome comune attribuito, nel ’900, alla zona). Demoliti borgo e dimora per far posto allo sviluppo industriale, la chiesetta è ciò che resta dell’antico insediamento.

Dismessa dalle sue funzioni verso la metà del secolo scorso, fu acquistata da privati e trasformata in officina meccanica, restando al culto solo la facciata, trasformata in un capitello, comunque oggetto di devozione popolare (che perdura). Acquisita in epoca recente dalla società proprietaria la disponibilità a un intervento di restauro, attorno al 2014/2015, dall’Autorità portuale, dalla Municipalità di Marghera e dal Comune di Venezia, d’intesa con la Soprintendenza, era stata avviata un’operazione di recupero e restituzione alla città. Dopo il 2015 tutto si è fermato e il degrado è ripreso.

Oggi, l’occupazione per farne un riparo di fortuna, sottolinea che l’abbandono persiste». Nella interrogazione Bettin chiede che il Comune valuti la situazione di chi la sta occupando trovando eventualmente una soluzione alternativa, liberando la chiesa, e riaprendo il percorso di recupero e restituzione alla comunità di uno dei simboli del territorio e della sua storia profonda.  

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