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Taxi “banda rossa” anche tra i canali a Venezia. Restituita la barca confiscata 8 anni fa

Per la Corte non si può ritenere abusivo chi ha un’autorizzazione seppur non di Venezia

roberta de rossi
1 minuto di lettura

Una delle molte proteste del trasportatore Ugo Bacci contro la confisca della sua barca: qui in Prefettura

 

Dopo otto anni ricorsi, sentenze, appelli, proteste clamorose (si er a incatenato a Ca’ Farsetti) Ugo Bacci ha vinto infine la sua battaglia: il Comune di Venezia dovrà restituirgli il taxi da noleggio - intestato alla Blue Srl, “banda rossa” e licenza concessa dal Comune di Jesolo - che la Polizia locale gli aveva confiscato nel 2014, dopo averlo fermato perché aveva prelevato due clienti all’hotel San Cassiano, per portarli all’aeroporto. Trasporto vietato a un motoscafo - riteneva il Comune - che avrebbe potuto operare solo da e per Jesolo. Così oltre a 371 euro di multa, era arrivata la confisca.

Non così ha ritenuto la Corte di Cassazione che, accogliendo il ricorso presentato dalle avvocate Monica Volpato e Genny Galesso ha ordinato alla Corte d’appello di riformulare la sua sentenza tenendo conto di un principio: non si può sanzionare come totalmente abusivo (quindi anche con la confisca del mezzo) un soggetto che è titolare di una licenza di noleggio con conducente, seppur rilasciata da un altro Comune.

La confisca della barca è valida solo per gli abusivi tout court. E così nei giorni scorsi i giudici di appello hanno cancellato l’ordinanza di ingiunzione emessa dal Comune nel 2014 e ordinato a Ca’ Farsetti di risarcire a Bacci e alla Blue spese per legali per oltre 12 mila euro.

Vicenda personale chiusa, ma con una possibile ricaduta pubblica sul traffico acqueo in città più estesa.

La sentenza dà indicazioni che riguardano - di fatto - l’attività delle 14 imbarcazioni in circolazione con licenza di noleggio rilasciata da altri Comuni: secondo la lettura che ne dà ora l’ufficio legale di Ca’ Farsetti, permane - per loro - solo il divieto di attraversare il Canal Grande.

La decisione della Corte d’Appello - nell’allinearsi alle indicazioni della Cassazione, sul fatto che non si possa equiparare a un trasportatore abusivo chi ha una licenza “rossa”, anche se trovato a lavorare nei canali della città storica - ricorda che «la previsione che obbligava il vettore ad iniziare e terminare ogni singolo servizio di noleggio Ncc presso la rimessa nel Comune che aveva rilasciato l’autorizzazione, è stata dichiarata incostituzionale con sentenza 56/2020 della Corte Costituzionale, risolvendosi in un aggravio organizzativo gestionale irragionevole, in quanto obbligava il vettore - nonostante possa prelevare e portare a destinazione un utente in ogni luogo - a compiere un viaggio di ritorno alla rimessa “a vuoto”, prima di iniziare un nuovo servizio».

I giudici di appello hanno respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate - nel corso dell’ultimo procedimento - dal Comune e negato a Ca’ Farsetti la possibilità di ricorrere in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea, perché questione di diritto nazionale. 

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