A Mestre la fontana di Aricò si anima con i manifesti: «Più welfare, meno abbandono»

La protesta dei giovani del laboratorio climatico Pandora in via Piave: «Tolgono panchine e vogliono togliere fontane per battere il degrado ma la ricetta è quella sbagliata»

MESTRE. Le quattordici statue della fontana dei mestieri di via Piave, realizzata dall’artista Gianni Aricò e pagata dai commercianti nel 1986, si sono colorate di manifesti venerdì pomeriggio. E’ la curiosa protesta contro l’idea di investire soldi pubblici per spostare l’imponente monumento con la scusa del degrado urbano. Idea lanciata dall’assessore comunale leghista Sebastiano Costalonga e che non ha trovato sponde nella maggioranza di centrodestra e che ha sollevato tante critiche anche da comitati e associazioni. E mentre cittadini minacciano di incatenarsi alla fontana ecco che si sono mobilitati i ragazzi del laboratorio climatico Pandora con un flash mob davanti alla fontana, manifesti appesi alle statue e  un microfono. 

IL VIDEO DELLA PROTESTA

Fontana di Aricò a Mestre, ecco il video della protesta

«Di fronte a una situazione di crisi generale, in cui sempre più persone si stanno ritrovando ad affrontare diverse difficoltà a causa di questi anni di pandemia, crisi economica, climatica, idrica e sociale, l’unica preoccupazione della giunta è scegliere quali siano gli elementi architettonici della città da rimuovere o spostare, che siano la fontana di via Piave o le panchine di piazzetta Zorzetto. Da anni le politiche portate avanti nella nostra città continuano a nascondere la polvere sotto il tappeto piuttosto che affrontare le vere questioni. Dalla rimozione delle panche in via Carducci, alla rimozione dei “cubi” di parco Bissuola, le nostre mobilitazioni hanno sempre riportato l’attenzione su quali dovrebbero essere le politiche di cui avremmo bisogno: spazi, servizi e welfare per tutte e tutti. Dopo anni, che hanno dimostrato quanto le scelte del Comune fossero fallimentari e inutili, torniamo a prendere parola per ribadire gli stessi concetti», dicono i ragazzi che per quattro anni hanno praticamente convissuto con la fontana di Aricò, visto che avevano occupato gli spazi dell’ex Galleria d’Arte Contemporanea con l’esperienza di L.O.Co.

« Il nostro motto è sempre stato “il vero degrado è l’abbandono”, per segnalare quanto, situazioni di marginalità e difficoltà venissero a crearsi a causa dell’abbandono fisico e politico da parte delle istituzioni», dicono da Pandora che  chiedono nuove politiche di welfare per agire su un problema non molto diverso dall’emergenza spaccio che ha visto i ragazzi la settimana scorsa protestare con il  comitato “Marghera Libera e Pensante” davanti al sottopassaggio della stazione.

«Le uniche iniziative portate avanti dal Comune hanno visto militarizzare la zona e criminalizzare tossicodipendenti e senzatetto. Anche in quella situazione, ciò che si chiede a gran voce sono investimenti nel sociale, nei servizi, in percorsi reali di aiuto e sostegno che in questa città una volta erano all’avanguardia e che dall’arrivo di Brugnaro sono stati tagliati e ridotti all’osso. Tagli e politiche di cui ora paghiamo le conseguenze». 

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