Siccità e risalita del cuneo salino a Chioggia, a rischio l’80% dei raccolti di mais e soia

Campi di soia distrutti dalla siccità e dall'acqua salina

Il grido d’allarme di Confagricoltura per lo stallo dell’appalto per le opere di sbarramento dovuto all’aumento dei costi delle materie prime. Appello a nominare un commissario per le opere di sbarramento

CHIOGGIA. Siccità e risalita del cuneo salino: agricoltori chioggiotti sempre più preoccupati. Le perdite di soia e mais potrebbero arrivare anche all’80%, la siccità e la risalita del cuneo salino, che invade l’asta dei fiumi fino a 8-10 km dal mare, stringono in una terribile morsa l’area agricola di Chioggia.

«La situazione è gravissima» sottolinea Nazzareno Augusti, segretario di Confagricoltura Venezia a Chioggia «Aumenta sempre di più la protesta dei nostri associati che non possono irrigare per scarsità di acqua dovuta alla siccità, ma anche perché la risalita del cuneo salino ormai è di 8-10 km lungo l'asta dei fiumi e inquina la poca acqua presente nei fiumi. Non riusciamo a capire perché, di fronte a un problema così evidente e grave, gli organi preposti siano così lenti anche nell’utilizzare le risorse economiche stanziate».

Lunedì scorso intanto i rappresentanti delle varie organizzazioni agricole hanno incontrato il sindaco Mauro Armelao, che si è impegnato a scrivere al Ministero per le Infrastrutture (già Magistrato alle Acque) e a tutti gli enti preposti per sollecitare al più presto il rinnovo della Valutazione di Impatto Ambientale in scadenza a luglio. Dopo anni di attesa è stata fatta la gara d’appalto, ma i lavori non sono ancora partiti perché le imprese esecutrici non firmano i contratti, a causa dell'aumento vertiginoso dei costi di energia e materie prime.

«Dall’incontro con il sindaco è nata la richiesta unanime, condivisa da tutti i partecipanti, perché si proceda alla nomina di un commissario con poteri ampi per poter sciogliere i passaggi burocratici e portare l'opera a termine» precisa Nazzareno Augusti «Lunedì di fatto è nato un gruppo di lavoro, costituito da amministrazione comunale, organizzazioni agricole e consorzio di bonifica, con lo scopo di cercare di incalzare gli enti preposti per la realizzazione dell’opera e la ricerca delle risorse mancanti anche attingendo eventualmente ai bandi del Pnrr, che prevedono fondi finalizzati all’ammodernamento irriguo. Ricordiamo inoltre che lo sbarramento alla risalita dell’acqua dal mare permette di realizzare di fatto un bacino di invaso, rallentando il deflusso dei fiumi e permettendo un efficace utilizzo della loro portata senza sprechi».

«Si tratta di un’opera di sbarramento urgente e necessaria, ancor più strategica in questo periodo di grave siccità: se non si avviano al più presto i lavori, la situazione rischia di precipitare nella tragedia» riprende Augusti «La risalita del cuneo all’interno del territorio penetra fino a una decina di chilometri e, lungo le aste dei fiumi, si riscontrano valori di salinità vicini ai valori dell'acqua marina. Il fenomeno è fortemente accentuato dal perdurare della siccità che amplifica la salinità dei suoli. Anche il mais si sta seccando a causa della mancanza d'acqua e la fioritura potrebbe essere compromessa. Siamo sul filo di una situazione di non ritorno con una risalita dell’acqua marina tale da rischiare di rendere completamente inservibili i canali irrigui, già a secco, uccidendo l’agricoltura dell’intera area di Chioggia e dell’entroterra Cavarzerano e del Piovese»

Bisogna tornare indietro di trent’anni, al 1990 e al 1992, per trovare una quantità di pioggia invernale inferiore all’ultimo inverno.

«I cambiamenti climatici in atto stanno mettendo a dura prova l’agricoltura anche nel veneziano» conclude Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia «Il protrarsi di questa siccità ci fa tornare indietro di 40 anni. E’ assolutamente necessario dare il via al più presto all’opera per lo sbarramento del cuneo salino, ma in tutta la provincia è importante fare investimenti per ottimizzare la gestione delle risorse idriche, con interventi per la ricarica delle falde, puntando anche al miglioramento delle tecniche agronomiche e alla realizzazione di impianti di irrigazione più efficienti. Questa grave situazione dovrebbe essere di interesse per tutta la comunità perché sono in gioco le produzioni agroalimentari che arrivano sulle nostre tavole. Se riduciamo ulteriormente le nostre produzioni locali, aumenterà ancora la nostra dipendenza dall'estero con un maggior rischio per la sicurezza alimentare».

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