Petrolchimico, la Cgil occupa il capannone che piace a Brugnaro

In Comune la maggioranza dà il via libera all’acquisto del luogo simbolo delle assemblee. Il sindacato contesta il suo futuro utilizzo

PORTO MARGHERA. L’occupazione è scattata nel tardo pomeriggio. Dopo aver assistito, proprio dallo storico capannone del Petrolchimico di Porto Marghera, al dibattito del consiglio comunale e all’approvazione, con i soli voti della maggioranza, della delibera che dà il via libera all’acquisto del capannone delle assemblee sindacali, oggi di proprietà dell’Eni, simbolo delle lotte operaie di Porto Marghera e ancora oggi luogo chiave della vita sindacale.

Quale sarà, dal giorno successivo al rogito, il destino del capannone? «Non c’è nessuna garanzia che possa essere ancora utilizzato dai sindacati», dice il segretario della Camera del lavoro della Cgil, Ugo Agiollo, «e, al netto delle tante rassicurazioni, prima di martedì scorso non c’è stata nessuna possibilità di confronto con il Comune e ancora oggi, nonostante le modifiche alle delibere, l’impegno del comune è molto generico. Che doveva fare? Doveva fare un protocollo per l’utilizzo: se avesse voluto sarebbero bastati tre giorni, così è come uno sfratto».

È questo il nodo del contendere, che per tutto il pomeriggio ha visto scontrarsi i consiglieri di opposizione e quelli di maggioranza, con l’assessore al Patrimonio Paola Mar a difendere parola per parola la delibera.

Video: Camuccio (Cgil): Resti un luogo per i lavoratori

Porto Marghera, la Cgil occupa il capannone delle assemblee sindacali: resti per il lavoro

Le opposizioni per protesta, non hanno partecipato al voto. Martedì scorso, dopo un confronto in commissione consiliare con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che chiedevano garanzie sull’utilizzo degli spazi, la stessa Mar si era impegnata a modificare il testo con un emendamento. Ritenuto però troppo generico rispetto al futuro del capannone. Vi si legge, testualmente, che «verrà dato mandato all’assessore al Patrimonio, di definire le modalità di utilizzo degli spazi, attraverso un percorso partecipativo con la comunità di Porto Marghera, le organizzazioni del lavoro, sindacali e di categoria».

«Il testo mi sembra chiaro, il capannone diventa un edificio pubblico, nessuno impedirà alle organizzazioni sindacali di usarlo», ha scandito l’assessore al Patrimonio Mar, «credo che serva anche un po’ di fiducia».

«Ma di quale fiducia stiamo parlando? Come facciamo a fidarci se da febbraio abbiamo scritto al Comune per capire quali intenzioni ci fossero con il capannone e nessuno ci ha mai risposto?», si arrabbia Davide Camuccio dei chimici della Cgil, che prosegue: «Questo capannone noi continueremo ad usarlo come abbiamo sempre fatto». Il timore è che il Comune voglia trasformarlo in un centro civico, come ce ne sono altri in città, snaturando il senso di un luogo che non è una concessione, ma un luogo previsto dallo statuto dei lavoratori.

«In una fase delicata come questa per la trasformazione di Porto Marghera», ha ribadito Gianfranco Bettin nel suo intervento, «è più che necessario che ci sia un luogo di confronto per i lavoratori».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

"Io, venuto al mondo mentre Falcone moriva. L'ostetrica fuggì via: era la zia dell'agente Schifani"

Farinata con asparagi e cipollotti

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi