Scampò ai rastrellamenti nazisti: è morta a 101 anni Egeria Banon, lutto a Venezia

Nel ’43 riuscì a fuggire a Pianiga grazie a una soffiata prima di tornare a Venezia. La figlia Daniela: «Era una donna moderna, amante della vita». Funerali al Lido

VENEZIA. È mancata a 101 anni (compiuti il 27 gennaio, Giorno della Memoria) Egeria Banon, un pezzo di storia di Venezia. È rimasta attaccata alla vita fino all’ultimo, dicendo che voleva rimanere vicina alla figlia Daniela. Banon era infatti scappata dai nazifascisti grazie a una soffiata il 5 dicembre 1943.

All’epoca aveva 22 anni e in fretta e furia si era sposata con il fidanzato Enrico Foà per poter fuggire a Pianiga dove Federico Sartori e Margherita Tombolini si erano offerti di dare loro rifugio. Erano rimasti nascosti nella stalla del casone di Pianiga fino alla liberazione.

Un anno dopo il matrimonio era rimasta incinta di Franco che aveva partorito venendo a Venezia in Campo della Bragora grazie a una levatrice che l’aveva aiutata. Tempi per noi inimmaginabili. Egeria era tornata dopo il parto a Pianiga in mezzo alla neve, caricata su un carro trainato da un cavallo.

«Il posto in cui era veniva chiamato reticolato romano», racconta la figlia Daniela Foà, direttrice di casting, «mi raccontava che aveva visto arrivare gli americani e dietro loro suo fratello Giacomo in bicicletta che arrivava dalla Svizzera dove si era nascosto durante la guerra. Non si vedevano almeno da due anni».

Arrivati gli americani sono tornati a Venezia, ospitati dalle sorelle Navarro, cercando di ricostruire quello che non avevano più: vita, casa e lavoro. Successivamente hanno preso casa al Ponte dei Tre Archi dove nel 1947 nasce Daniela e con lei ricomincia la vita. «Mia mamma era una donna moderna, con la mente aperta e la mamma di tutti i miei amici che tutti adoravano» racconta la figlia. «Ha vissuto più di un secolo attraversando quello che ha passato. Non voleva morire perché non voleva lasciarmi».

Aveva un negozio di abbigliamento al Lido, l’isola che le piaceva tantissimo. «Ha fatto il bagno fino a 95 anni. Poi quando usciva si beveva uno spritz» ricorda la figlia. Qualche anno fa, quando Foà era andata in ospedale all’Angelo per un’operazione, aveva incontrato un’infermiera che poi si era rivelata la nipote dei due contadini che avevano nascosto i genitori.

«La mia famiglia aveva regalato un ciondolo ai signori di Pianiga con un ringraziamento e l’infermiera mi aveva raccontato che lo aveva sempre visto addosso alla nonna».

Egeria era la più anziana della Comunità ebraica di Venezia che ha sempre frequentato fino a quando ha potuto. I funerali saranno martedì con data da confermare al cimitero ebraico del Lido. Di lei la figlia vuole ricordare il suo atteggiamento verso la vita: «Diceva che aveva avuto una vita intensa anche attraverso i pericoli, ma che la vita le piaceva tanto».

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