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Omicidio Yara. La Procura di Venezia “affonda” Bossetti

Archiviata l’indagine sulla presunta alterazione delle prove del Dna. Era l’ultima speranza di riapertura del processo per l’uomo condannato all’ergastolo per la violenza e l’omicidio della piccola

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Massimo Giuseppe Bossetti tra due agenti di polizia penitenziaria e la piccola Yara Gambirasio, uccisa nella primavera del 2014

 (ansa)

VENEZIA. La Procura di Venezia archivia indagine sul Dna deperito nel processo per l’omicidio della piccola Chiara Gambirasio: 'Nessuna volontà di deteriorarli'. Nei procedimenti giudiziari successivi al caso dell'omicidio di Yara Gambirasio "non è emersa alcuna prova di un piano orchestrato allo scopo di depistare eventuali nuove indagini difensive, lasciando intenzionalmente deperire il Dna di Ignoto 1".

Per questo motivo la Procura della Repubblica di Venezia ha chiesto l'archiviazione del fascicolo aperto dal procuratore aggiunto Adelchi D'Ippolito in seguito alla denuncia presentata da Massimo Bossetti, l’uomo condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio della piccola. Lo riporta l'edizione Bergamasca del Corriere.

"Indagati per frode in processo e depistaggio sono finiti il presidente della Prima sezione penale del Tribunale di Bergamo, Giovanni Petillo, e la funzionaria responsabile dell'Ufficio corpi di reato, Laura Epis - riporta il quotidiano - È ora lo stesso D'Ippolito a chiedere di archiviare le accuse, perché né le verifiche né i testimoni hanno fatto emergere la prova che, da parte degli indagati, ci sia mai stata la volontà di distruggere o danneggiare quei 54 campioni di Dna estratti dagli slip e dai leggings di Yara, e che hanno costituito la prova-principe”.

Ovviamente gli avvocati possono opporsi: deciderà il giudice, ma è indubbio che la decisione della Procura di Venezia sia un colpo quasi definitivo alle speranze di Bossetti in una revisione del processo. Intanto, sull'esame e sulla verifica della conservazione dei reperti chiesti dalla difesa, la Cassazione ha rimandato ancora una volta la questione a Bergamo.

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