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Il raggiro del broker di Vigonovo, più di cento risparmiatori in trappola: c’è chi ha perso 500 mila euro

I clienti traditi del promotore di Vigonovo Enrico Rigato mercoledì sera a un incontro promosso dal Codacons. «Non vergognatevi, aiutate la Guardia di Finanza ad aiutarvi»

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L'incontro dei clienti raggirati da Rigato (Foto Piran)

 

VIGONOVO. Si allarga sempre più la dimensione delle possibili truffe che decine di risparmiatori addebitano a Enrico Rigato, promotore finanziario 54enne di Vigonovo.

Ieri all’hotel Marconi a Ponte San Nicolò a Padova, all’assemblea indetta da Codacons per cercare di dare una mano ai risparmiatori in questa vicenda, c’erano una cinquantina di persone, ma il rischio è che siano più di 100 quelli che vorrebbero i soldi indietro.

"Ho perso 260 mila euro, non ho più nulla". Un truffato accusa il promotore Rigato

Il modus operandi di Rigato, a quanto è emerso dai risparmiatori inviperiti, era quello di una persona che con il tempo e gli anni aveva carpito la loro fiducia. Un passo alla volta. Alcuni avevano dato a lui i risparmi di una vita. Altri, su suggerimento di amici, si erano rivolti a lui perché aveva fatto guadagnare bei soldi. Fra gli imprenditori, quasi tutti della Riviera ma anche qualcuno del padovano, c’è chi ha versato dai 500 mila euro in su.

L'avvocato Barbieri, vice presidente del Codacons

 

Rigato aveva spiegato quasi a tutti che lavorava con piattaforme di trading on line, Ava Trade, attraverso cui piazzava investimenti a diverso grado di rischio. Si appoggiava anche ad alcune banche e da quanto ricostruito da Codacons fra quelle più frequenti c’era Barclays Bank.

Nel passato Rigato aveva lavorato alle dipendenze di alcuni istituti di credito, poi però ha cominciato a fare in proprio. E qui son cominciati i guai. Non aveva un ufficio, ma passava per casa in casa e comunicava via whatsapp con i suoi clienti mandando anche on line, i rendiconti degli investimenti che faceva con i loro soldi.

Truffati negli investimenti, l'avvocato consiglia cosa si deve fare. Il caso Rigato

Alle richieste di verifiche fatte nel tempo dai clienti, le risposte degli istituti di credito sono state fra le più diverse. In qualche caso ammettevano che conoscevano Rigato e che lavorava con loro, in altri casi non lo conoscevano proprio. E’ forte poi il sospetto (da provare) che Rigato si servisse di qualche complice, fuori provincia, per far fare firme false per autorizzazioni a specifiche operazioni finanziarie.

Per organizzare le contromosse dei truffati ieri c’era a Ponte san Nicolò l’avvocato Bruno Barbieri, vicepresidente di Codacons nazionale. «Casi come questi» ha detto Barbieri «si verificano soprattutto in periodi di crisi quando cioè le persone che avevano affidato i propri risparmi al promotore finanziario chiedono il rientro delle somme in massa e il promotore se ha avuto un comportamento infedele va solitamente in difficoltà e non si fa trovare. Ora è importante dare una mano alla Guardia di Finanza che sta indagando dando loro il maggior numero di indizi possibili. Sarà compito loro ricostruire i flussi di denaro».

Per riavere i soldi, oltre a chiederli a Rigato, l’avvocato Barbieri ha sottolineato un’altra strada da percorrere: verificare se ad esempio le banche per cui o con cui lavorava avevano comunicato alla clientela formalmente pec o raccomandata) che Rigato non lavorava più per loro. Si potrà a quel rivalersi su di loro per un risarcimento.

Della vicenda si sta occupando anche Striscia la Notizia con Moreno Morello che era presente alla riunione a Ponte San Nicolò. Fra i primi atti suggeriti per tutelarsi c’è la nomina di persona offesa, che prima ancora della denuncia querela, è lo strumento con cui il risparmiatore «segnala a chi sta conducendo le indagini e quindi, alla Procura che è tra i potenziali danneggiati». 

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