Massacrò la moglie a pugni e bastonate, la Cassazione conferma 30 anni

Maila Beccarello davanti alla casa dove verrà uccisa dal marito

In serata la decisione dei giudici sul delitto di Cavarzere del 2018. Natalino Boscolo Zemello condannato in via definitiva per l’uccisione di Maila Beccarello

CAVARZERE. Nel giorno della Festa della Donna, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa e dichiarato, così, definitiva la condanna di Natalino Boscolo Zemello a 30 anni di carcere per aver massacrato e ucciso la compagna Maila Beccarello.

«Non poteva esserci una diversa conclusione. Boscolo Zemello non meritava alcuna attenuante», commenta in serata l’avvocato di parte civile Francesco Schioppa. «In mezzo a questo guazzabuglio di brutte notizie che ci circondano, almeno questa dà molto conforto», gli fa eco l’avvocato Paolo Dalla Vecchia, «Siamo soddisfatti che la giustizia abbia confermato la condanna a 30 anni, a fronte di un tentativo estremo della difesa di chiedere la perizia psichiatrica per l’imputato. La famiglia di Maila, ora, è più serena». Ad aspettare la notizia con trepidazione, infatti, la famiglia di Maila, la zia Monica e la sorella Alice e le amiche, che in questi anni hanno seguito ogni udienza, chiedendo sempre giustizia per Maila. E giustizia è arrivata: in via definitiva.

Natalino Boscolo Zemello viene condotto in tribunale per una udienza

L’avvocato difensore Andrea Zambon aveva chiesto ai giudici della Corte Suprema di dichiarare nulla la condanna a 30 anni di carcere inflitta dalla Corte d’Assise d’Appello a Natalino Boscolo Zemello. «Il nostro perito ha confermato la temporanea incapacità di intendere e volere di Natalino Boscolo Zemello al momento del delitto», ha sostenuto il legale nella sua memoria, «ma la Corte d’appello non aveva ritenuto di disporre una nuova perizia psichiatrica. Secondo noi, questo esame negato non ha permesso una lettura completa di questo caso. E per questo abbiamo chiesto alla Corte Suprema di intervenire». Maila per anni non era riuscita a sottrarsi a quell’uomo che amava, ma che la maltrattava. Quel giorno d’agosto del 2018 lui era a casa agli arresti domiciliari: l’ha uccisa a pugni e bastonate.

Qualche ora di camera di consiglio e nel tardo pomeriggio è uscito il dispositivo della Cassazione: richiesta rigettata, confermata la sentenza d’appello. Che diventa così ora definitiva. Per conoscere perché la Corte suprema abbia assunto questa decisione, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, ma intanto la giustizia ha posto la parola “fine” a questa terribile storia di violenza.

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