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lutto cittadino a martellago

In mille per il saluto a Giovanni Brunello Sulla bara il tricolore e la divisa del Maerne

Istituzioni, associazioni, cittadini per l’addio all’ex sindaco «Figure come la sua avvicinano i giovani alla politica»

Alessandro Ragazzo
2 minuti di lettura

MARTELLAGO

La sua gente non lo ha abbandonato sino all’ultimo. E, si può starne certi, non lo dimenticherà in futuro. Giovanni Brunello avrà guardato da lassù quel migliaio di persone che ieri ha riempito la chiesa di Olmo di Martellago e il sagrato davanti allo schermo. Sopra la bara c’erano due simboli della sua vita: la fascia tricolore da sindaco e la maglia del Maerne Calcio. Brunello ha indossato la prima per dieci anni, dal 2003 al 2013, senza contare il suo impegno come consigliere, assessore, vicesindaco e presidente del consiglio comunale. La casacca neroverde, invece, era quasi una sua seconda pelle avendo guidato la società per anni e non mancando mai a una partita.

E lui, 75 anni vissuti in modo intenso e generoso com’è stato ricordato nella celebrazione officiata dal parroco don Tarcisio Milani coadiuvato dagli altri sacerdoti del comune e accompagnata dal coro della parrocchia, chissà cosa avrà pensato. Di certo avrà visto i sindaci di oggi del Miranese, qualcuno pure di ieri, il sindaco della Città metropolitana Luigi Brugnaro, rappresentanti delle associazioni, delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, polizia locale), del mondo del volontariato a partire da Avis e Aido, della protezione civile. Poi la sua amata famiglia, la moglie Luisella ed i figli Barbara e Antonio. E, ovviamente, tanta gente comune.

Com’è stato ricordato, non si lamentava se c’era da sporcarsi le mani per aiutare le persone, specie gli ultimi. Già un’ora prima dell’arrivo del feretro, previsto per le 15, in molti si erano ritrovati dentro e fuori la chiesa. Nell’omelia, don Tarcisio ha messo in rilievo i tre aspetti che hanno caratterizzato la vita di Brunello, ovvero la famiglia, la politica e l’amicizia sociale. «Ho sempre notato il legame forte e indissolubile», ha detto il sacerdote, «tra i suoi parenti (Brunello era nato a Correzzola nel Padovano, ndr), con la moglie e i figli. Con Luisella aveva gli stessi obiettivi. La famiglia è ancora la grande culla se vogliamo far crescere le nuove generazioni. È un valore che dovremmo costruire. Poi la politica. Spesso si dice che è sporca: invece mi auguro che figure come lui avvicinino i giovani a questo compito che abbiamo come cittadini. Aveva una passione civile per il suo servizio».

Da ultimo, don Tarcisio cita l’amicizia sociale, lo spendersi di Brunello per gli altri, senza risparmiarsi. «Prima c’erano gli altri», prosegue, «poi se stesso. L’altro è sempre una persona che gli è stata a cuore. Diciamo grazie per avere avuto un amico che ci ha dato questa forza interiore. E ricordiamo quanto dice San Paolo: è più bello dare che ricevere».

Al termine Gianna Moras di Avis Maerne-Olmo e vicepresidente provinciale ha letto la Preghiera del donatore, ricordando quando Brunello, iscritto all’associazione, abbia fatto per consentire alla sezione di avere una sede dignitosa. Nei prossimi giorni il corpo di Brunello sarà cremato e lunedì mattina, al cimitero di Zelarino, ci sarà la cerimonia di tumulazione delle ceneri che riposeranno assieme ai genitori Aldo e Clara. —

Alessandro Ragazzo

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