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C’è lavoro, ma manca personale. Gli artigiani del Miranese: «I giovani non si adattano»

Il segretario Barison: soffrono ristorazione, alimentare, grafica e calzaturiero. «Meno immigrati a disposizione e difficoltà ad intercettare le giovani leve»

Alessandro Ragazzo
1 minuto di lettura

MIRANO. Il lavoro ci sarebbe, eccome. Mancano gli addetti. La Cna del Miranese alza la voce e lo fa con il segretario di mandamento Michele Barison. I settori più in difficoltà sono la ristorazione e l’alimentare, tanto che qualcuno rischia nemmeno di cominciare la bella stagione. Senza contare la grafica e le calzature.

Dunque ci sono problemi da affrontare prima che in nodi arrivino al pettine. «Gli ordini e il lavoro ci sono», osserva Barison, «Manca il personale. E la difficoltà di reperire la manodopera rischia di incidere in modo pesante sullo stato di salute dell’economia del territorio». Questo provoca un effetto domino, tanto che ogni giorno molti imprenditori segnalano il problema.

Nel Miranese ci sono molte realtà produttive e Santa Maria di Sala è la seconda zona industriale della provincia dopo Marghera. Ora non sono più solo i settori come l’edilizia, il metalmeccanico e l’autotrasporto ad andare crisi: il problema si sta allargando a macchia d’olio. «I timori sono trasversali», continua Barison, «e riguardano quasi tutti i comparti».

Eppure, nonostante la pandemia, il lavoro ci sarebbe, come fa sapere Barison.

«Dall’inizio del 2021 fino allo scorso autunno», osserva il segretario del mandamento Cna del Miranese, «e poi di nuovo in questo inizio d’anno, le nostre imprese hanno registrato una ripresa molto incoraggiante dopo il buio del 2020 e del lockdown.

L’impossibilità di reperire il personale, sommato al caro bollette, rischia di essere la palla al piede che impedisce all’economia di tornare a decollare».

Barison punta il dito contro i giovani, colpevoli di non sapersi mettere in gioco.

«L’assenza di personale», continua, «all’apparenza è senza spiegazioni ma, a dire il vero, dietro ci sono diverse ragioni. E lo dimostra pure un recente studio di Cna Veneto con Ca’Foscari. Se da un lato c’è il calo demografico iniziato oramai da qualche lustro, unito al minor numero di immigrati su cui si è potuto contare in questi anni di pandemia, dall’altro c’è anche una scarsa propensione dei giovani ad adattarsi alle richieste del mondo del lavoro. E se non si trova un rimedio, può fare davvero molto male».

Anche perché in gioco ci sono molte realtà produttive e tessuti economici importanti che stanno rischiando di implodere.

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