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«Vertenza Speedline una ferita nel territorio Modelli da ripensare»

Santa maria di sala: la riflessione di tonello (acli)

Alessandro Ragazzo
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SANTA MARIA DI SALA

«Serve ricominciare a riflettere di nuovo su una alleanza per lo sviluppo del Miranese. Nonostante il caro dell’energia, c’è una piazza dove la luce non dovrebbe mai spegnersi: è quella della Speedline di Santa Maria di Sala». La riflessione è di Paolo Tonello, già presidente emerito del circolo Acli di Mirano e autore del libro “Animare la Città nella Terra del Tiepolo”. Tonello invita tutti a non abbassare la guardia sulla fabbrica di cerchi in lega dove lavorano 605 persone, il cui futuro da oltre due mesi è al centro di una trattativa. Sul fronte sindacale si attende la nuova convocazione al Mise dopo quella della scorsa settimana in cui la casa madre svizzera Ronal Group aveva ribadito il blocco delle campionature.

«Le luci», spiega Tonello, «dovrebbero rimanere accese per tre motivi. Intanto per continuare a tenere viva l’attenzione sull’esito delle trattative sindacali come segno di solidarietà ai lavoratori. Aggiungo che la crisi di Speedline non è una ferita solo per i suoi dipendenti e per la comunità, ma attraversa un’area ben più vasta. Infine ciò che accade nel polo produttivo del Salese, per la quarta volta in meno di mezzo secolo, può aiutare a pensare e intuire il futuro, non solo della Speedline, ma del significato nel nostro tempo e nel territorio di due parole fondamentali: lavoro e territorio. Bisogna ripartire dal comprensorio».

Per Tonello, le multinazionali si muovono a livello globale in cerca di reddività e in un mercato universale come il nostro non sono le imprese che devono essere legate ai territori, ma questi ultimi devono essere attrattivi per il mondo industriale. E vista anche la rivoluzione legata al Covid, occorre pensare a nuovi modelli. «Serve ripensare le forme e il governo dei territori», suggerisce l’ex numero uno di Acli Mirano, «ricostruendoli come “comunità di senso” capaci di diventare nuove piattaforme di lavoro e di vita». —

Alessandro Ragazzo

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