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il futuro dei multisala

Ottavia Piccolo e Bressanello si mobilitano La Cgil chiede un incontro con Brugnaro

eugenio pendolini
2 minuti di lettura

venezia

Gli attori veneziani si mobilitano in difesa dei cinema cittadini, martoriati insieme a teatri e musei da questi due lunghissimi anni di pandemia. L’obiettivo? Riaprire in fretta le due sale del Giorgione e le due sale dell’Astra. Luoghi di incontro, di condivisione. Luoghi di cultura che appartengono ai cittadini. «Il cinema va visto al cinema, così come il teatro va visto a teatro: non ci sono piattaforme online che tengano. E io all’Astra ci vado sempre: ecco perché ora spero che il Comune si muova a riaprirlo». Parola di Ottavia Piccolo, romana di nascita ma ormai veneziana di adozione, che al Lido ci vive da anni. Da sempre al fianco delle battaglie dei lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo, anche stavolta Piccolo si schiera dalla parte degli addetti dei cinema veneziani. «Scandaloso che i bandi continuino ad essere al ribasso», attacca, «da qualche parte i soldi spariscono, e i primi a pagare sono sempre i lavoratori. Ma che tutto questo succeda a Venezia, città che ospita la Mostra del Cinema, è ancor più grave». Diciassettemila residenti, da almeno due settimane il Lido si ritrova senza le due sale del cinema Astra: «Vero, le sale e i teatri in questo periodo sono pressoché vuoti, la gente ha paura, ma lo spettacolo deve essere garantito comunque. Anche al Lido, isola che vive solo durante la Mostra e che invece in proporzione ha molti residenti». Schierato in prima linea in difesa dei cinema veneziani anche Alessandro Bressanello, in questi giorni impegnato con il Teatro Stabile del Veneto, che si dice pronto ai “forconi” pur di salvare Giorgione e Astra: «Queste operazioni al ribasso, sulle spalle dei lavoratori, sono pericolose. Ora spero che la situazione dei due cinema veneziani sia solo contingente, e che presto si possa risolvere. In caso contrario, sarebbe distruttivo per tutta la cittadinanza. A Venezia, sono rimasti da salvaguardare con le unghie luoghi come Goldoni, Fenice e i tre cinema comunali». Allargando lo sguardo al resto d’Italia, Bressanello si dice ottimista, pur in un contesto di difficoltà: «Negli ultimi mesi, grazie alla riapertura delle sale un po’ di speranza è divampata anche se la gente ha paura. C’è una flessione di presenze nei teatri così come nei cinema, ma non drammatica».

Tornando alla vicenda sindacale che riguarda Rossini (l’unico attualmente aperto), Giorgione e Astra, è fissato per il 17 febbraio un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e la cooperativa Euro & Promos, subentrata da due giorni nella gestione dei tre multisala. Sul tavolo, ci sarà il riconoscimento degli scatti di anzianità ai dieci dipendenti (su 15) che hanno già firmato il nuovo contratto. Ieri intanto la Slc Cgil del Veneto, con il segretario Nicola Atalmi e con Laura Gavarini, ha chiesto un incontro con il sindaco Brugnaro: «Che Venezia abbia delle sale cinematografiche di proprietà comunale è un bene raro e prezioso che permette da un lato di resistere allo spopolamento della città e di offrire una alternativa culturale, dall’altro testimonia la relazione speciale che la città di Venezia ha con il cinema. Quello che manca in questo momento, rimanendo in ambito cinematografico, è una regia in questa fase di passaggio tra la vecchia e la nuova gestione. E il ruolo di regista spetta al sindaco Brugnaro, che può convocare un tavolo per dirimere le questioni contrattuali dei dipendenti e permettere ai cinema veneziani di riaprirsi alla città». —



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