L’ultima messa a Chioggia di monsignor Tessarollo: «Celebro con la stessa gioia di quando sono arrivato»

Grande emozione in Duomo. Tre doni per salutare il vescovo che lascia dopo 12 anni: una targa, una stola e un quadro che lo ritrae

CHIOGGIA. «Oggi celebro la conclusione del mio servizio con la stessa gioia dell’11 giugno 2009 quando ebbe inizio il mio mandato episcopale». Con queste parole il vescovo emerito, monsignor Adriano Tessarollo, ha aperto ieri l’omelia nella liturgia solenne di commiato dalla Diocesi di Chioggia. A salutarlo un’assemblea partecipata, ma ridotta nei numeri a causa dell’emergenza sanitaria che ha imposto di limitare gli accessi solo a presbiteri, dignitari pontifici, autorità e laici in rappresentanza delle 68 parrocchie della Diocesi e dei gruppi che le animano.  Per Tessarollo l’ingresso in cattedrale in processione con tutti i presbiteri, accompagnato dalla corale.

Un’omelia asciutta, ma densa di ringraziamenti per il cammino compiuto a Chioggia e di speranza per il futuro. «Cari amici qui presenti, invitati a rappresentare tutti i fedeli della Diocesi», spiega monsignor Tessarollo, «come l’11 giugno 2009 avevamo vissuto la celebrazione di inizio del mio percorso come vescovo, con la stessa gioia oggi viviamo la celebrazione di questa conclusione e domenica prossima vivremo qui l’inizio del ministero episcopale del nuovo vescovo monsignor Dianin. Quell’11 giugno, nella solennità dei santi patroni, eravamo numerosissimi qui in cattedrale, oggi dobbiamo limitarci solo alla rappresentanza, come impongono le restrizioni richieste per l’attenzione alla salute di tutti. Allora la nostra preghiera era rivolta a invocare l’aiuto del Signor per il cammino che ci stava davanti, oggi invece prevale il senso di ringraziamento per il percorso fatto insieme in questi oltre 12 anni. Lo spirito di questa celebrazione è ben spiegato dal salmo 115 quando il profeta si chiede “che cosa renderemmo al Signore per tutti i benefici? Alzeremo il calice della salvezza e invocheremo il nome del Signore”. Parole che ci invitano a esprimere un ringraziamento per quanto vissuto in anni non facili per la fede di ciascuno e di tutti, in anni in cui ci viene chiesto di muoverci tra “nova et vetera”, tempi in cui non è facile coniugare il sentire di ciascuno con il cammino della comunità ecclesiale. In questi anni, di fede e di amicizia, ho vissuto vicende liete e gioiose, altri dolorose. Non posso dimentica le tragedie, e sono state tante, di famiglie che hanno perso figli o genitori giovani o per situazioni di povertà fino all’indigenza».

Al termine della liturgia don Giuliano Marangon, a nome di tutti i presbiteri e i consacrati,  ha ricordato anche le “battaglie” di Tessarollo per “salvare” la Diocesi, a rischio di accorpamento nel 2015 e poi di nuovo in occasione delle sue dimissioni, a maggio scorso, per limiti di età. Ha chiesto al vescovo uscente di conservare nella memoria del cuore le esperienze di fede vissute nei 12 anni di cammino e di dimenticare qualche riottosità. Anche i laici con una lettera hanno voluto esprimere riconoscenza e affetto per un vescovo che negli anni si è fatto pian piano conoscere e ha stretto rapporti di stima e di amicizia con tutte le realtà della Diocesi, conosciute in modo approfondito nelle visite pastorali.

Il dono di un quadro che ritrae monsignor Tessarollo

La liturgia si è chiusa con la consegna di tre doni: una targa da parte dell’amministrazione comunale di Chioggia; un camice e una stola da parte dei presbiteri perché monsignor Tessarollo nel celebrare messa porti con sé il ricordo della comunità diocesana; e il quadro che lo ritrae, eseguito da Arte Poli di Verona, che verrà affisso come da tradizione in episcopio.

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