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L’Usl 4: rafforziamo il sistema informatico

Il dg Filippi duro con i vertici della casa di riposo: «Siamo i coordinatori ma nessuno ci ha informato dell’attacco hacker»

Giovanni Cagnassi
2 minuti di lettura

SAN DONà

Attacchi degli hacker, tutta la sanità potenziale bersaglio delle incursioni della pirateria informatica. E adesso anche l’Usl 4 potenzierà la protezione dei sistemi informatici e dei dati sensibili dei pazienti. Il direttore generale, dottor Mauro Filippi, sulla scia di tensioni e paure seguite all’incursione dei pirati informatici nell’Usl padovana e anche ai sistemi della casa di riposo Monumento ai Caduti di San Donà, ha subito chiesto una verifica ai tecnici dell’Usl del Veneto orientale per elaborare un ulteriore potenziamento della protezione dati.

E sulla vicenda per il momento oscura della Rsa sandonatese gestita da Isvo Srl Filippi è perplesso: «Non ci hanno mai informati e ancora attendiamo un confronto». Una informazione su quello che era successo viene ritenuto doverosa, e non è arrivata. L’Usl si occupa infatti del coordinamento delle Rsa del territorio, mette a disposizione e condivide in parte medici e personale, effettua controlli in particolare nel periodo dei contagi Covid che a più riprese hanno interessato molte delle 12 strutture del Veneto orientale e anche la struttura di via San Francesco a San Donà.

«Quello che è accaduto alla casa di riposo Monumento ai Caduti», commenta Filippi, «ci ha colti di sorpresa anche perché non ne sapevamo nulla e lo abbiamo appreso dalla Nuova venezia. Mai eravamo stati informati in merito e anche allo stato attuale attendiamo un confronto per capire cosa possa essere accaduto, come siano potuti penetrare gli hacker nel sistema informatico della struttura e abbiano poi pubblicato i dati sensibili dei pazienti in questi siti accessibili di fatto a tutti».

Anche l’Usl 4 in passato è stata bersaglio di virus e hacker che si erano limitati però a inviare messaggi falsificati, offese. Nulla di particolarmente grave.

Il direttore generale era ancora il dottor Carlo Bramezza nella cui pagina Facebook erano stati lanciati messaggi incontrollati e offensivi. Ma nulla di più. In ogni caso era stata presentata denuncia immediata alla polizia postale.

Adesso ogni sistema si sente potenziale vittima di misteriosi collettivi internazionali che, come a Padova e a San Donà, possono fare molto di più: addirittura impossessarsi di dati che riguardano ospiti delle strutture, i loro farmaci e terapie, medici curanti e chissà cos’altro.

«Quanto accaduto, a San Donà come a Padova», aggiunge Filippi, «è ben più grave e coinvolge tutte le istituzioni. Noi come Usl del Veneto orientale rafforzeremo ulteriormente i controlli dei nostri sistemi ed è stata elevata al massimo la protezione dei terminali e di tutte le memorie, quindi dei dati sensibili. Lo abbiamo richiesto ai tecnici competenti immediatamente in questi giorni, dopo aver saputo di quello che è accaduto anche in questa struttura così vicina a noi con la quale collaboriamo e abbiamo un rapporto costante. È opportuno avere pertanto una dettagliata informazione su questo episodio, almeno quando ciò sarà possibile. Purtroppo sarà uno dei problemi da affrontare sempre più spesso nel futuro alla luce dell’evoluzione di questa pirateria senza scrupoli». — Giovanni Cagnassi

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