«Serve più mobilitazione per sensibilizzare tutti sulla sicurezza stradale»

SAN DONà

Sicurezza sulle strade: le associazioni Familiari vittime di violenza stradale, Utenti della strada, Rete Vivinstrada scrivono al presidente della Repubblica Mattarella. Dopo la grande mobilitazione di Roma del 23 febbraio 2020 chiedono un deciso intervento per scuotere l’opinione pubblica e i decisori politici. Si parte dalle troppe morti e lesioni gravi o gravissime, i costi sociali che anche nel Veneto orientale sono altissimi per i tanti morti sulle strade. E l'associazione del basso Piave “Alba, luci sulla buona strada” di Romina Ceccato si è unita a questa iniziativa raccogliendo firme a supporto. Il 21 novembre 2021 si è svolta la Giornata mondiale e nazionale del Ricordo delle vittime della strada e il 25 novembre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ha avuto molta più risonanza mediatica.


«Restiamo profondamente turbati al confronto», sostengono, «per la disparità delle iniziative di sensibilizzazione tra queste due inaccettabili sciagure, diverse per loro natura, ma accomunate dalle medesime insensate e retrograde carenze culturali che ne sono alla base. Secondo i dati Aci-Istat in un anno 3.500 morti e 250 mila feriti. Sulle strade italiane ogni 2,5 ore un morto e 28,6 feriti/ora. Più di 600 pedoni morti, di cui più della metà investiti sulle strisce pedonali, gravissimo indicatore di inciviltà. Non chiamiamole disgrazie o incidenti. È violenza stradale. Il Piano nazionale sicurezza stradale 2030 non ci piace sotto diversi aspetti: la cornice del piano è quella della deresponsabilizzazione di chi causa i sinistri, riconducendo il fattore “errore umano” a pura fatalità, nella rassegnata accettazione che i conducenti siano necessariamente distratti e non si possano accorgere della presenza di pedoni e ciclisti». Chiedono al Presidente Mattarella, in chiusura di settennato, un fermo appello alla coscienza della cittadinanza, dei media, degli organi di governo, per «interrompere questa violenza stradale perché sono spesso morti evitabili». —

g.ca.

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