«Uccise la moglie Victoria a coltellate»: richiesta di rinvio a giudizio per Osagie

Il delitto di Concordia Sagittaria. Il 43enne nigeriano accusato di omicidio pluriaggravato dopo la brutale aggressione costata la vita alla donna

CONCORDIA SAGITTARIA. C’è la richiesta di rinvio a giudizio per Moses Ewere Osagie, 43 anni, nigeriano, in custodia cautelare in carcere per l’omicidio pluriaggravato della moglie Victoria. È stata firmata congiuntamente dai pm di Pordenone Andrea Del Missier e Carmelo Barbaro. Il primo sostituto procuratore ha coordinato l’indagine per i maltrattamenti, mai denunciati agli inquirenti dalla vittima, il secondo magistrato, invece, ha condotto l’inchiesta sul delitto.

La brutale aggressione è avvenuta nella casa della coppia a Concordia Sagittaria, il 16 gennaio. Victoria, accoltellata più volte, anche con un cacciavite, ha cercato di sfuggire al massacro. Sono accorsi in suo aiuto un inquilino e l’amico che aveva ospitato per guardare la televisione. Ma non sono riusciti a fermare Moses.

Tre i capi di imputazione contestati dalla procura di Pordenone all’indagato: oltre all’omicidio pluriaggravato anche dai maltrattamenti in famiglia, due episodi di lesioni aggravate documentati dai referti del pronto soccorso: pugni al volto, alle spalle e all’addome, con prognosi di 10 giorni, l’8 febbraio 2020, bastonate e testa sbattuta contro la parete a ridosso del 18 settembre 2020 (prognosi di 8 giorni).

Victoria Osagie

Il collegio difensivo – gli avvocati Pieraurelio Cicuttini e Nicoletta Menosso, del foro di Udine – è già proiettato verso il dibattimento. L’udienza preliminare sarà fissata in tempi brevi. I riti alternativi sono esclusi per i reati punibili con l’ergastolo. Il processo sarà celebrato dinanzi alla Corte d’assise di Udine. La difesa ha scelto di non rendere interrogatorio dinanzi al pm a conclusione delle indagini preliminari: l’esame sarà rinviato in sede di udienza preliminare o al processo, vista la delicatezza del caso, per meglio valorizzare le sue dichiarazioni.

Ecco la ricostruzione dell’accusa, fondata su plurime testimonianze. Durante una lite scatenata da motivi di gelosia, Osagie ha aggredito la moglie in camera da letto, scagliandole addosso una bottiglia di vetro e prendendola a pugni in faccia e sulla nuca. L’inquilino e il suo amico, Kingsley Jacob e Simon Iziengbe Airen hanno immobilizzato a fatica l’uomo, consentendo a Victoria di scappare al piano terra. Osagie, però, l’ha raggiunta e l’ha accoltellata fra la base del collo e le scapole. Sanguinante, Victoria è corsa fuori in cortile e poi lungo la strada, è riuscita ad allontanarsi per 50 metri prima che il marito la trascinasse nuovamente dentro all’abitazione, attraverso lo scantinato. Qui l’ha ferita con un secondo fendente alla spalla. Jacob, accorso, è riuscito a bloccargli il braccio prima che colpisse di nuovo. Osagie ha chiuso a chiave lo scantinato per impedire a Jacob di rientrare. Victoria ha cercato di rifugiarsi in soggiorno, ma il marito non le ha lasciato scampo, accoltellandola più volte e poi rompendole l’osso del collo a mani nude.

La procura ritiene che la donna abbia subito prevaricazioni fisiche e psicologiche per quasi sette anni: botte ogni settimana, anche con oggetti contundenti (bottiglie di vetro, bastoni), minacce di morte (nel 2018 l’ha inseguita con un coltello in mano nella casa dei vicini), percosse, persino quando era incinta.

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