Dossier comuni ricicloni di Legambiente, il Veneziano strappa appena la sufficienza

La produzione pro capite è ancora alta. Il drastico calo di presenze turistiche ha «giovato». Tutti i dati a livello regionale e le problematiche legate al nuovo piano rifiuti. Soltanto due Comuni premiati come eccellenze

VENEZIA. Né promossi a pieni voti, perché i margini di miglioramento sono ancora notevoli per arrivare a eguagliare le esperienze venete più virtuose, ossia quelle di Treviso e Belluno. Ma neppure rimandati, com’è accaduto per Verona. Il Veneziano strappa la sufficienza nel rapporto Comuni Ricicloni Veneto di Legambiente ed Ecoforum. L’indagine, che si basa sui dati dell’Osservatorio rifiuti di Arpa Veneto, fotografa la situazione relativa al 2020. Va tenuto conto che si tratta di un anno anomalo, causa lockdown.

I segnali positivi che arrivano dal bacino di Venezia si possono perciò spiegare in parte anche con il drastico calo di presenze turistiche che incide sul quantitativo di rifiuto prodotto. Ma, fatta questa premessa, va dato atto che la provincia di Venezia non è affatto la peggiore. Il bacino di Venezia (comprende tutti i 44 Comuni della Città metropolitana) ha una buona percentuale di differenziata, pari al 74%. Ma il capoluogo Venezia si ferma al 66% e diversi altri Comuni restano sotto il 70%.

Il dato peggiore però riguarda la produzione di rifiuti pro capite annua, con un dato per il bacino di Venezia pari a 502 chili, tra i più alti del Veneto. Insomma, bisognerà lavorare sulla riduzione della produzione di rifiuti che rimane ancora alta. Oltre a dover investire ulteriori sforzi nel migliorare la qualità della differenziata.

Quanto ai casi di eccellenza, quest’anno sono solo due i Comuni del Veneziano, Ceggia e Campolongo Maggiore, che si sono meritati il titolo di Comuni Rifiuti Free, entrando a far parte della ristretta cerchia di 112 Comuni del Veneto considerati campioni di riciclo e di riduzione dei rifiuti.

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Nelle precedenti classifiche i Comuni ricicloni del Veneziano erano molti di più. La riduzione è motivata dal fatto che Legambiente ha deciso di rendere più restrittiva la definizione di Comuni Rifiuti Free, introducendo nel metodo di calcolo il contributo degli scarti delle frazioni differenziate relative a ingombranti, spazzamento e multimateriale. La decisione di “alzare l’asticella” va incontro agli orientamenti che si sta dando l’Unione Europea.

Sulla base del nuovo metodo di calcolo si può dire che i Comuni che hanno ottenuto il titolo di Rifiuti Free rappresentano davvero un’eccellenza. Ceggia ha l’88,6% di raccolta differenziata e l’urbano secco residuo (Rur) pari a 45 kg per abitante equivalente. Campolongo l’82,6% di differenziata e un Rur di 57 kg/abeq. Entrambi hanno un rifiuto indifferenziato inviato a smaltimento (ciò che effettivamente va in discarica) pari a soli 70 kg/abeq.

L’intero bacino di Venezia, invece, ha un Rur di 136 kg/abeq e un rifiuto a smaltimento pari a 165 kg/aeq. C’è ancora molto da lavorare per arrivare agli obiettivi che si prefigge il nuovo piano regionale dei rifiuti, con l’84% di raccolta differenziata e 80 kg/anno pro capite di rifiuto secco residuo. La strada intrapresa sembra quella giusta. 

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Dossier Veneto. Il Trevigiano domina la classifica e in generale i consorzi più piccoli fanno meglio delle multiutility cittadine. Diminuiscono i Comuni più virtuosi

Il Veneto ha un record di cui andare orgoglioso: anche nel 2021 si conferma virtuoso a livello nazionale con 448 kg procapite di rifiuto secco contro una media italiana di 500, trascinato dai piccoli comuni dove la raccolta differenziata supera il 93% e la frazione di rifiuto secco si attesta sotto i 30 kg per abitante equivalente anno. In testa alla classifica le province di Treviso e Belluno, con i piccoli comuni di San Gregorio nelle Alpi, Miane, Cappella Maggiore e Refrontolo in corsa per la corona d’alloro.

Il 2020 fotografa una produzione sui 2 milioni e 220 mila tonnellate, una flessione legata al lockdown che ha dimezzato il flusso turistico, a partire da Venezia. È sulla base dei dati forniti dall’osservatorio Arpav che Legambiente ha elaborato la classifica dei “comuni rifiuti free”: 112 contro i 163 dell’anno precedente perché i parametri sono più restrittivi ma il passo avanti induce a un cauto ottimismo.

Basta per cantare vittoria? No perché il 20% di comuni supervirtuosi copre appena il 15% della popolazione e nelle grandi aree metropolitane la raccolta differenziata con il “porta a porta” è decisamente in ritardo e le tariffe delle multiutiliy nettamente più pesanti rispetto a quelle applicate dai piccoli consorzi di bacino.

Un passo indietro. Alla classifica 2020 che aveva assegnato il primato ad Altivole con 34 kg procapite l’anno e una differenziata all’85%, mentre il “bidone nero” se l’era conquistato Ferrara di Monte Baldo, fermo al 10%. Per il 2020 in testa è balzato San Gregorio nelle Alpi, centro bellunese di 1582 abitanti, con 46 kg procapite, seguito da Agugliaro, Miane, Cappella e Refrontolo a quota 50, mentre Colle Umberto, Salgareda e Altivole guidano il gruppo dei comuni tra 5 a 15 mila abitanti con 52-53 kg procapite.

Ciò che invita a riflettere è il divario tra urban e rural people: in campagna l’ecologia del sacchetto differenziato è prassi quotidiana, mentre nelle grandi città vige ancora la regola del cassonetto e dell’inceneritore e poi del termovalorizzatore.

La classifica degli 11 bacini di raccolta da Legambiente ha fissato il target di virtuosità a 75 kg l’anno e in testa si conferma la provincia di Treviso, con quasi il 90% dei comuni “rifiuti free”, seguita da Belluno attorno al 45% mentre Verona si ferma al 23%, Venezia e Vicenza al 16%, Rovigo è solo al 2%. Padova resta maglia nera con nessun comune su 102 che si qualifica “rifiuti free”.

Come mai? La politica di Amag e poi di Hera ha puntato sull’inceneritore e il porta a porta nella città del Santo è decollato un paio d’anni fa, dopo un debutto disastroso osteggiato dai commercianti a inizio 2000. La città era coperta dai sacchetti, modello Napoli e Roma. Acqua passata, che ha lasciato il segno.

Questa mattina alla Gran Guardia, Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, premierà non solo il sindaco di San Gregorio nelle Alpi ma anche i presidenti dei due bacini più virtuosi: il destra Piave con Savno, guidata Giacomo De Luca e la sinistra Piave con Contarina, guidata da Sergio Baldin, modello di efficienza in Italia che Luigi di Maio ha visitato con all’allora ministro Costa a caccia di soluzioni per uscire dal caos delle ecoballe in Campania.

I due bacini del Piave hanno il record di efficienza con 69 e 71 kg abitante di rifiuto a smaltimento, seguiti da Belluno che si ferma a 101, Verona Sud a 113 al pari di Vicenza. Il consorzio Contarina si è imposto sul mercato per il riciclaggio dei pannoloni, da cui ricava 160 kg di cellulosa, 80 kg di plastica e altri 80 kg di polimero. Tanto che si sta cullando la suggestione di estendere la buona pratica anche con le mascherine anti-Covid.

E veniamo alla note dolenti. In coda alla classifica le città capoluogo con Treviso ipervirtuosa con 86 kg abitante, seguita da Belluno con 99 e poi si raddoppia con Vicenza e Rovigo per toccare il record negativo con Venezia, che raggiunge quota 224 kg, Padova la supera con 244 e Verona conquista la maglia nera con 247. Tutta colpa dei turisti tedeschi che dopo il bagno nel Garda danno l’assalto all’Arena e alla città di Romeo e Giulietta? (Albino Salmaso)

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Il piano rifiuti regionale. Obiettivo: 80 chili a testa di rifiuto secco. Ora nel Veneto sono 119 e molti territori pagano ecomulte perché fanno poca differenziata. Ma ci sono tanti buoni esempi

Riciclare i rifiuti conviene, la raccolta differenziata fa bene non solo all’ambiente ma anche alle tasche dei contribuenti. Tenete a mente questo numero: 65%. È la quota di differenziata da raggiungere sul totale dell’immondizia prodotta. Chi sta sotto il 65% paga già una ecomulta. Ecco perché le bollette di Hera a Padova sono più care di quelle trevigiane di Contarina e Savno.

Lo ricorda Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, presentando il rapporto 2021 sui “Comuni ricicloni”. Siamo alla sesta edizione, il Veneto si conferma leader in Italia e l’assessore all’Ambiente Bottacin ne va orgoglioso. Ma sul podio finiranno i sindaci e i manager virtuosi, in primis San Gregorio nelle Alpi, non la Regione Veneto.

«Il passo è ancora lento, la giunta veneta ha indicato in 80 chilogrammi procapite la quota di rifiuto secco residuo, con la differenziata all’84% ma siamo molto lontani dall’obiettivo fissato nel 2024» spiega Lazzaro.

Cosa non va? «Si continua con le proroghe delle discariche e gli inceneritori vengono potenziati. In testa alla classifica della virtuosità ci sono le province di Treviso e Belluno, mentre le grandi aree metropolitane di Padova, Verona e Venezia-Mestre scontano un grave ritardo. Va assolutamente abbassata la produzione globale dei rifiuti, che nel 2020 è diminuita di 80 mila tonnellate solo per il lockdown».

L’appello è rivolto alle industrie, bisogna cambiare la filiera degli imballaggi e poi va modificato anche lo stile di vita dei consumatori. «Il Veneto deve far decollare l’assessorato alla Transizione ecologica per unificare la frastagliata suddivisione di competenze, come ha fatto il governo Draghi con il ministro Cingolani» spiega Lazzaro.

L’appello sarà raccolto? Da Venezia, Giampaolo Bottacin replica: «In commissione ambiente si sta già aggiornando il piano adottato dalla giunta regionale. L’obiettivo degli 80 kg di rifiuto urbano contro gli attuali 119 sarà raggiunto, nel rispetto dei vincoli Ue del Pnrr. Possiamo dire nel 2030 saranno abbandonate le discariche con gli incentivi per le aree virtuose».

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