Mestre, addetta alle pulizie in ospedale arrestata con due chili di cocaina in casa

La Squadra Mobile le ha trovato un’ingente quantità di stupefacenti in una valigia. Lei si è difesa davanti al giudice: «Non è mia»

MESTRE. Gli agenti della Squadra Mobile sono andati a prenderla venerdì 26 novembre pomeriggio al lavoro all’ospedale all’Angelo di Mestre, dove lavora per una impresa di pulizie: le hanno detto che doveva accompagnarli subito a casa, perché era stata segnalata una fuga di gas.

Ma quando sono entrati - aperta la porta di una stanza da letto - hanno trovato una valigia, con dentro 2 chili di cocaina: 1,972 grammi a voler essere pignoli. Una perquisizione a colpo sicuro, nata da giorni di pedinamenti, della donna e del suo inquilino, un ventenne albanese.

Così M.C. – cittadina moldava di 55 anni, da vent’anni residente a Mestre – è finita in carcere alla Giudecca.

Il 29 novembre, la giudice per le indagini preliminari Claudia Gualtieri ne ha convalidato l’arresto. Il pubblico ministero Stefano Buccini ha chiesto che la signora restasse in carcere, ma la gip ha disposto gli arresti domiciliari. La giudice non ha creduto, però, alle proclamazioni di innocenza da parte della donna, difesa dall’avvocato Damiano Danesin.

Una vicenda singolare, che racconta una volta di più molto su quanto sia diffuso il mondo della droga e dello spaccio a Mestre e di quante “diramazioni” assuma, dalle grandi organizzazioni fino al “fai-da-te” della porta accanto.

La donna si è difesa raccontando di non sapere assolutamente nulla di quella droga e dicendo che la camera l’ha affittata a un giovane albanese. Il che è vero: nelle stesse ore in cui la Mobile faceva l’arresto, l’uomo – che risultava irreperibile – si è invece presentato con il suo avvocato in Questura a Venezia, per assumersi la proprietà della cocaina.

Una auto-accusa che non è valsa, però, la scarcerazione alla cittadina moldava naturalizzata italiana dai tanti anni trascorsi a Mestre, che per il momento viene considerata una possibile “basista”. Per la gip ci sarebbero i gravi indizi di colpevolezza, che motivano gli arresti domiciliari.

«La signora non sapeva nulla di quella droga», commenta il suo difensore, l’avvocato Danesin, «in un primo momento non ha dato il nome dell’inquilino alla polizia, perché ha affittato quella stanza da tre anni al giovane, ma senza segnalarlo: un modo per arrotondare le entrate. Ha avuto paura. Lui va e viene, mentre lei è una donna inserita nella comunità di Mestre da moltissimi anni, indefessa lavoratrice, è proprietaria della casa dove abita e non ha debiti con alcuno e nessun contatto con il mondo della droga».

Tant’è, da qualche tempo la Squadra Mobile aveva puntato i riflettori sulla casa e anche venerdì mattina avevano visto la donna uscire e il ragazzo entrare, poco dopo, portandosi appresso un grosso borsone. Quello all’interno del quale è stata poi trovata la cocaina.

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