Clima, nuova pianificazione contro le isole di calore, allagamenti ed erosione. Ecco le risposte degli esperti al “tempo pazzo”

Il professor Francesco Musco e volontari al lavoro durante un'alluvione nella terraferma veneziana

Il progetto “AdriaClim” per garantire l’adattamento e il funzionamento delle attività essenziali in ogni zona in caso di eventi estremi

MESTRE. Cosa succederà con il cambiamento climatico a Venezia, Mestre e Marghera e nell’area metropolitana di Venezia e quali dovranno essere le risposte pratiche di amministrazioni e privati? Di questo si è discusso alla presentazione di AdriaClim, evento organizzato dal Comune, un progetto su cui gli esperti stanno lavorando da un anno e mezzo e che tra 13 mesi spiegherà come pubblico e privato dovranno fare fronte ai cambiamenti di comportamento a cui i fattori climatici ci costringeranno nei prossimi anni e che canbieranno anche le nostre coste.

Tanto caldo e tanta acqua in poco tempo. Questi sono i due fattori da prendere in considerazione nell’immediato.

Tanto caldo concentrato. «Il primo aspetto sono le isole di calore», ha spiegato uno dei coordinatori scientifici del progetto, Francesco Musco, professore di tecniche e pianificazione urbanistica all’Iuav, «cioè l’innalzamento, anche di parecchi gradi, che alcuni punti della città creano per il modo in cui sono stati costruiti, con il mantenimento di alte temperature a causa dell’impossibilità di dissipare in fretta calore durante le ore serali».

Come intervenire: prima di tutto facendo quello che il progetto sta facendo, cioè raccogliendo dati precisi. Poi con una serie di interventi di mitigazione, che va dalla costruzione dei “corridoi blu e verdi” in grado di migliorare il clima di alcune aree alla revisione dei sistemi urbanistici.

Tanta acqua in poco tempo. Il secondo fattore cui si andrà incontro saranno precipitazioni concentrate. Non più dieci giorni di pioggia continui ma lo stesso livello di acqua che piomberà sul terreno in poche ore, Una volta mappate le aree più in sofferenza si potrà dare al Comune, ma anche ad altri comuni dell’area uno strumento che spiegherà la giusta concatenazione d’interventi da eseguire. Per questo basta pensare all’azione di favorire lo scorrimento dell’acqua evitando le inondazioni.

Le risposte. Tre le azioni del progetto AdriaClim: la più importante è compiere il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Poi si dovrà mettere in rete i progetti e le iniziative partendo appunto dall’aumento delle temperature e dalla variabilità delle precipitazioni.

Infine mettere a sistema il quadro conoscitivo come l’incremento delle maree estreme e soprattutto la definizione di un “indice di rischio”, che viene dato dal prodotto tra il livello di vulnerabilità del territorio con il livello di esposizione di quello stesso territorio al fenomeno estremo.

Se detta così può sembrare pura accademia, il prodotto invece sarà estremamente pratico. Come detto il sistema metropolitano è una delle aree più a rischio per inondazioni estreme, e qui si interverrà con atlanti estremamente particolareggiati per microzona che metteranno in evidenza, ad esempio, il livello di difficoltà dell’acqua a scorrere via in casi di fenomeni gravi, sulle aree di Mestre, Marghera e Venezia, ma soprattutto gli effetti sui sistemi essenziali (sanità, trasporti, scuole attività economiche private) che dovrebbero garantire la loro capacità di funzionamento anche in caso di eventi estremi diffusi.

Lo stesso calcolo di rischio verrà presentato per ogni microarea di Venezia con il livello di marea anche in caso di mancato funzionamento del Mose, anche qui cercando di comprendere gli effetti su servizi pubblici e privati.

Uno strumento che spiegherà zona per zona, strada per strada, calle per calle, cosa attendersi e come intervenire. Anche per la stessa macchina degli eventuali soccorsi: non a caso uno dei principali fruitori del piano, oltre al Comune e all’Usl 3, sarà la protezione civile.

Coste. Uno dei motivi per cui il Comune di Venezia è all’interno del gruppo AdriaClim è anche capire in dettaglio come verranno modificate le nostre coste, quindi capire come intervenire a difesa dall’innalzamento marino.

Infine la parte educativa: tra due settimane partirà il coinvolgimento di 20 classi di licei sugli effetti del cambiamento climatico nelle nostre città.

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