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IL PROCESSO

Lesioni e rapina, la Corte d’appello dimezza le pene ai giovani imputati per la morte di Gabriele Sinopoli

roberta de rossi
2 minuti di lettura

Pene dimezzate in appello (grazie anche alla prescrizione di una parte delle accuse) per il gruppo di (allora) giovani mestrini condannati in primo grado per lesioni gravissime e tentata rapina ai danni di Gabriele Sinopoli, il promoter finanziario aggredito dopo una banale discussione in strada, inseguito fin sotto casa in via Verdi – così aveva ricostruito la Procura – al quale era stato anche intimato di consegnare il portafoglio.

Una sentenza che ieri la moglie Marzia – presente in aula – ha accolto con amarezza.

Colpito con un pugno in pieno volto, l’uomo non si era mai del tutto ripreso ed era morto a 65 anni, dopo 19 mesi di sofferenze.

Per quella tragedia vennero condannati tutti i sei giovani che quella sera di settembre del 2012 stavano facendo ritorno da una festa di matrimonio, trattenendosi in mezzo alla strada. Vite che in un attimo si erano incrociate, trasformando una giornata di festa in tragedia. Davanti al gruppo di amici fermi, bloccando il passaggio alla sua auto, Sinopoli – rientrando dopo una cena, in compagnia della sorella – aveva dato un colpo di clacson, per chiedere di poter passare. Era stato l’inizio della fine, anche se nel corso del processo di primo grado era stato escluso il nesso di causa-effetto tra il pugno ricevuto alla testa da Sinopoli, le sberle e la morte avvenuta un anno e mezzo dopo, nel 2014.

In primo grado – così come richiesto dal pubblico ministero Stefano Buccini – il giudice per le udienze preliminari Alberto Scaramuzza aveva condannato tutti: chi aveva colpito fisicamente e inseguito l’uomo e chi aveva assistito alla scena senza intervenire. Le accuse, lesioni aggravate e per tentata rapina; le pene tra i 2 e i 5 anni (con lo sconto di un terzo garantito dal rito abbreviato).

Ma da quella serata di fine estate di quasi dieci anni fa è passato troppo tempo. E così, ieri, la prima sezione della Corte d’appello ha dichiarato prescritta l’accusa di lesioni, senza entrare nel merito né dell’accusa né delle difese, che hanno sempre distinto le posizioni e comunque negato le violenze di quella sera. A quel punto è rimasta in piedi solo l’accusa di tentata rapina, per la quale le difese – gli avvocati Pattarello, Pietramala, De Martin tra gli altri – hanno ottenuto dai giudici l’accesso a un “concordato”. Nessun processo di merito, dunque, né valutazione delle diverse posizioni, ma un accordo sulle pene, che sono state di fatto dimezzate. Caduta l’accusa di lesioni aggravate, la pena così è scesa da 5 anni e 1 mese a 2 anni, 8 mesi e mille euro di multa per Giuseppe De Simone e così, a scendere, anche per gli altri imputati: 2 anni e 4 mesi e 1000 euro di multa per Sebastian Troiani e 2 anni e 1000 euro di multa per Antonio Marigliano; un anno e 6 mesi e 300 euro di multa per Andrea Campagna e per Marco Seibessi (che hanno avuto la pena sospesa).

La Corte ha, invece, confermato la provvisionale di quasi 11 mila euro sul risarcimento danni – che dovrà essere definito in sede civile: finora non è stato risarcito alcunché – alla moglie Marzia Cossutta, ai figli e alla sorella Anna, parti civili con l’avvocato Emanuele Fragasso. —



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