«Tutti insieme contro il moto ondoso» Corteo delle remiere in Canal Grande

L’appello ha raccolto numerose adesioni, 30 società, migliaia di iscritti. Sfilata il 20 novembre, vigilia della Salute



Un moto ondoso selvaggio e fuori controllo. Onde e velocità che hanno passato il limite. Così dopo qualche settimana di proteste andate a vuoto, le società remiere hanno deciso di passare all’azione. Un rapido tam-tam e la convocazione di una manifestazione con corteo acqueo sabato 20 novembre, vigilia della Festa della Madonna della Salute. Le adesioni hanno già superato le trenta associazioni, migliaia di soci iscritti. «Sfileremo in modo pacifico», dice Luisa Vianello, presidente della Settemari, «per far capire che bisogna invertire la marcia. E’ una questione di salvaguardia della città. E anche di sicurezza. I nostri soci hanno paura». Il programma, inviato ieri a tutti gli aderenti, prevede una sfilata e corteo acqueo in Canal Grande, fino alla Salute e al bacino di San Marco. Due anni fa il corteo in Canal Grande fu vietato tra le proteste. Poi la manifestazione a San Marco, con un gran numero di barche. Anche se i gondolieri allora non avevano aderito. «Vogliamo riprenderci la città», dicono i manifestanti, «siamo all’aperto e in sicurezza, i Veneziani hanno il diritto di manifestare in Canal Grande».


Situazione che peggiora di giorno in giorno.

Anche ieri alle Fondamente Nuove si potevano vedere le chiazze d’acqua e le onde che invadevano la fondamenta. Non l’acqua alta, ma il moto ondoso provocato da barche lanciate a grande velocità. «La notte poi è terribile», dice un socio delle remiere di Punta San Giobbe, «ho visto motoscafi planare in rio di Noale». Situazione all’emergenza anche in Rio Novo, affollato di taxi e barche del noleggio.

Ma i limiti non li rispetta più nessuno. «Nemmeno quando incrociano una barca o quando il rio è stretto».

Non c’è più vigilanza, sono spariti anche i vigili nelle garitte agli incroci dei canali. Non è ancora operativo il sistema di controllo dal Tronchetto. Dichiarato «illegittimo» l’Argos, dopo decine di ricorsi. E tutti corrono. E’ rimasto nei cassetti lo studio varato negli anni Ottanta proprio dal Comune sulle carene e i motori compatibili con la città d’acqua. Adesso è una gara a chi arriva prima.

E le acque del Canal Grande, dei rii e della laguna, ribollono. Murature schiaffeggiate e cadenti, perché le onde nei canali stretti tolgono la malta e provocano piccoli crolli.

Al traffico dei taxi si aggiunge quello di barconi da trasporto in ferro sempre più grandi. Il boom dell’edilizia grazie ai Superbonus e agli incentivi fiscali, insieme alla diffusione degli alberghi, provoca un traffico intenso, per cui la città d’acqua non è preparata. E le remiere adesso si mobilitano: «La politica deve fare qualcosa, in questo modo si va verso la distruzione della città per far guadagnare quelli che vivono di turismo. Altro che città green e capitale mondiale della sostenibilità!».

Non ci sono aree particolari invase dal traffico e dal moto ondoso, Un fenomeno che interessa ormai l’intera città. Anche nelle aree un tempo periferiche e più tranquille di Cannaregio e Castello, grazie all’apertura di nuovi hotel tutti dotati di pontiletto e barca privata, si vedono carovane di motoscafi carichi di turisti. Dopo il blocco dettato dal Covid e dalla pandemia sono riprese anche le carovane con motoscafi in corteo.

Ma soprattutto non c’è vigilanza, forse non è più una priorità. Insufficienti i controlli disposti saltuariamente in luoghi dove peraltro la velocità è minima, come piazzale Roma. Resta il problema delle competenze, visto che il Comune non può dare multe nelle acque sotto la giurisdizione del Provveditorato e della Capitaneria, la laguna e i canali navigabili. Ma la situazione peggiora. Si lamentano i distributori di benzina, dove rifornirsi per le barche è diventato un rischio. Si lamentano anche i gondolieri, che però hanno ottenuto una protezione a San Marco con barriere galleggianti. Ma non cambia nulla. La promessa di «onda zero» forse non è più di attualità. —

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