La pandemia ha fatto lievitare le violenze contro le donne

Ieri l’inaugurazione della “Stanza tutta per sé” alla tenenza dei carabinieri Progetto con il Soroptimist per aiutare le vittime a denunciare e ricominciare

MIRA

“Una stanza tutta per sé” aperta all’interno della tenenza dei carabinieri in via Toti. Si tratta di un ufficio dedicato all’audizione delle donne vittime di violenze. L’iniziativa prende il nome da un famoso saggio della scrittrice inglese Virgina Woolf ed è promossa dall’associazione Soroptimist della Riviera del Brenta e del Miranese. L’obiettivo è mettere a disposizione all’interno delle caserme dei carabinieri un ambiente riservato e protetto per le donne che hanno il coraggio di denunciare le violenze subite, sostenerle e aiutarle nel delicato momento della denuncia e nel percorso verso il rispetto e la dignità della loro persona.


Ieri, prima del taglio del nastro, è stato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Mosè De Luchi, a spiegare che il fenomeno della violenza contro le donne e contro tutte le persone fragili e deboli con la pandemia è in aumento. Il comandante ha sottolineato che iniziative del genere sono possibili grazie all’accordo fra Soroptimist International d’Italia e l’Arma dei Carabinieri che da tempo ha avvertito l’esigenza di formare nuove professionalità, istituendo a livello centrale una sezione dedicata agli atti persecutori al raggruppamento Investigazioni Scientifiche di Roma, e promuovendo ogni forma di sinergia per consentire al personale dipendente di operare più efficacemente.

Alla cerimonia erano presenti Francesca Scatto, consigliere regionale, Alessia Tavarnesi, sostituto procuratore della Procura di Venezia, la senatrice Orietta Vanin e il dg dell’Usl 3 Edgardo Contato. In provincia sono già state aperte stanze del tutto simili nelle sedi delle Compagnie carabinieri di Mestre (ottobre 2016), San Donà (maggio 2017) e Venezia (ottobre 2017).

«La violenza di genere è una tipologia di reati di cui mi occupo da tempo. Spesso purtroppo si verificano dei collegamenti generazionali fra le donne che subiscono violenza che sono difficili da spezzare», ha detto la pm Tavarnesi, «L’azione giudiziaria a volte arriva tardivamente ed è difficile denunciare per chi è vittima di violenza. È importante che anche negli uomini e nei ragazzi cambi la mentalità: solo in questo modo si potranno modificare i comportamenti e far diminuire i reati. Sul territorio ho sempre trovato personale delle forze dell’ordine preparato». La consigliera regionale Scatto, a nome della giunta regionale, ha sottolineato l’impegno della Regione in termini di stanziamenti, mentre il dg dell’Usl Contato ha ribadito il ruolo importatissimo degli operatori sanitari dei pronto soccorso nel riconoscere i segni della violenza e riferirli alle forze dell’ordine. In rappresentanza del Comune di Mira, l’assessora Chiara Poppi ha spiegato come questa nuova attività possa integrarsi benissimo con l’azione del centro antiviolenza Estia che ha sede a Mira ed opera per quasi tutta la Riviera. —



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