Amministratori Anaci «Condomini, un piano anti sovraffollamento»

In commissione Sicurezza l’assessore Tosi apre al confronto Protocollo del 2011 rimasto inattuato. «Agire o sarà tardi» 



Sovraffollamento abitativo, nel quartiere Piave, dalla stazione fin oltre via Cappuccina. È questa una delle questioni che porta degrado e che alimenta la svalutazione delle case. E mentre il comandante Agostini paventa il dubbio sulla presenza di siringhe senza ago nel quartiere per alimentare la svalutazione edilizia (sospetto legittimo, tutto da dimostrare però, con ovvii accertamenti della Polizia locale) ecco che l’Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio torna a sollecitare controlli su come vengono realmente utilizzati tanti degli alloggi messi in affitto nel grande quartiere. Perché i casi di palazzi che si ritrovano a convivere con alloggi sovraffollati di persone sconosciute, spesso di origine straniera e che sono in città soprattutto per lavoro, non mancano. Così come è evidente che molti proprietari di appartamenti vecchi nella zona torneranno presto, visto il ritorno del turismo post pandemia, ad utilizzarli come alloggi turistici. E i proprietari sono per lo più italiani, va detto. Ci sono casi limite: come il palazzo del quartiere dove gli inquilini hanno scoperto che uno degli alloggi agli ultimi piani era stato trasformato in un laboratorio abusivo con macchinari da lavoro. In barba alle regole, in primis sulla sicurezza. O ancora ci sono appartamenti dove convivono decine di persone e nessuno sa chi siano. Il tema merita una attenzione particolare. Lo sostiene Luca Rizzi, membro del direttivo provinciale di Anaci che ha partecipato all’ultima commissione comunale sulla sicurezza in via Piave instaurando un confronto con l’assessore Silvana Tosi proprio sul tema dei controlli. E si torna nella discussione sostanzialmente al passato, al 2011, e al protocollo d’intesa tra amministratori di condominio e Comune, di intesa con la Prefettura, per una serie di controlli e una mappatura del territorio e dei civici che consenta di governare il fenomeno. Da allora, dieci anni dopo, i passi avanti sono stati ben pochi. Sui B&b abusivi, spuntati negli ultimi anni, le forze dell’ordine sono intervenute spesso. Ma servono norme per controllare le locazioni private. L’assessore Tosi pensa di coinvolgere avvocati per capire come agire. Rizzi ribadisce che il tema non può essere sottovalutato ancora. «Speriamo che sia la volta buona che si apra un confronto per organizzare un sistema di confronto e controllo che consenta agli amministratori, con tutte le tutele e la garanzia dell’anonimato di segnalare le situazioni limite su cui è necessario intervenire», spiega Rizzi. «Altrimenti se questo tema si lascia, al di là di promesse e proclami incancrenire, si avrà veramente come risultato la svalutazione del patrimonio abitativo di Mestre e una situazione di degrado, igienico ma anzitutto sociale, che contribuirà a spopolare la Mestre che invece sappiamo tutti avere grandi potenzialità», dice Rizzi, in passato consigliere comunale di Forza Italia. E occorre vigilare ora che nel post pandemia torna il turismo e chi aveva nell’ultimo anno e mezzo affittato a studenti o famiglie, può riprendere la corsa alle affittanze turistiche che contribuiscono ad avvelenare i rapporti tra inquilini. Specie se non si garantisce la salubrità degli alloggi senza sovraffollamento e con abitazioni degne di questo nome sul fronte igienico e sanitario. Una occasione di riqualificazione può arrivare dal Bonus 110 per cento. «Ma i tempi di attivazione sono lunghissimi e si rischia di non poterlo usare se la conformità della palazzina o dell’alloggio non è assicurata. Ma è comunque un serio incentivo e pure inquilini del Bangladesh hanno compreso l’utilità del Piano». —


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