Nessun malore per Bernardetta l’autopsia incastra l’autista

La 67enne trovata morta il 5 ottobre sul Lungomare è morta dopo l’investimento Il conducente del mezzo dell’Asvo ora rischia l’accusa di omicidio stradale

CAORLE

Investita dal camion dell’Asvo e morta probabilmente nell’immediato per il colpo subìto alla testa. Al termine dell’autopsia sul corpo di Bernardetta Gallo, la donna di 67 anni, lavoratrice stagionale in pensione, trovata morta la mattina di martedì 5 ottobre, non sarebbero emerse lesioni utili a spiegare un malore precedente.


Si aggrava dunque la posizione dell’autista del mezzo dell’Asvo, che non si sarebbe accorto di aver investito la donna e ha proseguito la marcia fin quando è stato bloccato dopo 3 ore dai carabinieri.

Ieri nella sede del centro di medicina legale a Portogruaro, l’autopsia è stata effettuata dal medico legale Antonello Cirnelli. Presenti anche il consulente nominato dalla famiglia della vittima e il consulente nominato dall’indagato. Resta probabile il fatto che la donna si sia posizionata sul Lungomare Trieste, di fronte all’Hotel Doriana, probabilmente per una pausa o per espletare un bisogno fisiologico. Le amiche della vittima, in particolare quelle che correvano assieme a lei, hanno sostenuto che spesso durante le camminate e le sessioni di jogging cui partecipava, la 67enne aveva bisogno di momenti di pausa, per rifiatare o andare in bagno. Tutto lascerebbe quindi pensare che Gallo sia stata investita e scaraventata a terra.

Non va dimenticato poi che quel giorno la giornata era limpida e che alle 7. 30 risultava per tutti difficoltoso, per la scarsa visuale dovuta al sole, procedere in marcia su autovetture e camion sul Lungomare Trieste.

La relazione del medico legale finirà sul tavolo del pubblico ministero di Pordenone, Andrea Del Missier, che alla luce dei nuovi elementi emersi, potrebbe cambiare il capo di imputazione da lesioni gravissime a omicidio stradale. Al momento il guidatore del camion, 61 anni, è anche accusato di fuga, in base all’articolo 590 bis.

Riccardo Gusso, l’avvocato che segue gli interessi delle famiglie Gallo e Gusso, mantiene un atteggiamento di grande prudenza. «Sembra che Bernardetta non sia stata colta da malore. Eppure» riferisce Gusso rileggendo i dati sull’autopsia forniti dal suo consulente di parte «la dinamica dell’incidente non è chiarita al 100%».

Agli atti dell’inchiesta finiranno anche le relazioni dei Ris di Parma, che stanno analizzando le componenti del camion della raccolta rifiuti coinvolto nell’incidente. Sotto una ruota sono stati recuperati i capelli della vittima. Bernardetta Gallo era originaria di La Salute di Livenza. Si era sposata con Gianfranco Gusso, persona conosciutissima a Caorle con il soprannome “Mandre”, per anni cuoco al ristorante “Al Fogher” specializzato in cucina caorlotta, e aveva avuto un figlio, Francesco. Bernardetta, da poco pensionata, era stata per decenni dipendente stagionale. L’ultima sua esperienza l’aveva vista al lavoro all’Hotel Columbus. —

Rosario Padovano

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