Venezia, donna derubata e presa a pugni all’alba: due passanti “arrestano” il rapinatore

L’episodio è avvenuto martedì mattina, nella zona di Rialto: in manette un 33enne libico, rincorso e bloccato da due magazzinieri

VENEZIA. L’aggressione è stata brutale ed è avvenuta all’alba di martedì, verso le 5 di mattina in Ruga Rialto, vicino all’omonimo ponte.

Una signora stava andando al lavoro in un  ufficio dove si occupa delle pulizie, quando all’improvviso le è saltato addosso un uomo, strattonandole la borsa per scipparla.

La donna ha poi riferito che l’aggressore le ha anche stretto le mani alla gola, le ha dato un pugno e l’ha trascinata in una calle e lei ha temuto di essere violentata. Davanti alle grida della donna l’uomo è scappato con la borsetta, che aveva preso di mira.

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Le grida della signora hanno allarmato due uomini al lavoro in un magazzino poco lontano e che – visto l’uomo scappare – non ci hanno pensato un attimo e si sono lanciati all’inseguimento, oltre il Ponte.

Il rapinatore era già riuscito a salire a bordo di un vaporetto in partenza all’imbarcadero di San Silvestro quando è stato raggiunto dai due uomini, che lo hanno bloccato, in attesa dell’arrivo dei carabinieri avvertiti dal pilota del battello: un vero e proprio “arresto da privati”, previsto dal codice.

Sul posto sono arrivati i carabinieri della sezione navale, che hanno portato il malvivente in cella.

Un atto civico e di solidarietà spontanea, quello dei due uomini, che hanno permesso ai carabinieri di recuperare e restituire alla malcapitata vittima dell’aggressione, il suo portafoglio e il cellulare, che il rapinatore aveva tenuto con sé, dopo aver gettato la borsa.

La Procura sta inoltre proseguendo le indagini per accertare se vi sia qualche nesso con un altro episodio simile, che sarebbe avvenuto lunedì dei pressi di Santa Margherita: fatto raccontato da due testimoni, ma non denunciato dalla vittima.

Sempre di prima mattina, era stata una ragazza ad essere aggredita a scopo di rapina. A rispondere alle sue grida di aiuto, erano state due donne, che stavano andando al lavoro, anche loro donne delle pulizie: in questo caso “salvatrici” e non “vittima”.

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