A San Marco c’è l’acqua alta in cantiere: si fermano i lavori per le barriere

Ieri 75 centimetri di marea, oggi si replica. I tecnici: «Autunno  la stagione peggiore per cominciare». E la Basilica è indifesa

VENEZIA. Lavori finalmente partiti. Subito bloccati dall’acqua alta. Come era stato annunciato dai tecnici, la stagione autunnale non è la migliore per gli interventi sulla pavimentazione. Ieri se n’è avuta la riprova. Poco dopo mezzogiorno la marea ha raggiunto una quota massima di 75 centimetri. Non troppo alta, ma sufficiente ad allagare le parti basse di San Marco. E il cantiere dove da qualche giorno sono stati avviati i carotaggi nel terreno è stato costretto a fermarsi.

Lavori interrotti, in attesa della marea calante. Stamattina il bis, con altri 75 centimetri previsti intorno alle 13. Poi nei prossimi giorni un lieve miglioramento perché la marea astronomico si avvia verso la fase di quadratura, cioè di morto, quando la massima e la minima sono vicine e la corrente è più debole. L’annuncio del via ai lavori era stato dato un mese fa, il 23 agosto. Il ministero aveva voluto dare un segnale, dopo l’allontanamento della provveditora Cinzia Zincone. Da allora però le ditte incaricate – l’Ati costituita dalle imprese Kostruttiva e Renzo Rossi – hanno portato i materiali nello spazio di cantiere in piazzetta dei Leoncini, e posizionato le transenne. Gli scavi per verificare lo stato del sottosuolo sono adesso in corso. La possibilità è che possano a loro volta ritardare l’opera, per la presenza di reperti archeologici segnalati in quantità nell’area più antica della città.

Ma adesso il problema sono le acque alte. Siamo entrati in autunno, la stagione più favorevole agli eventi di marea. Da sempre tutti gli eventi estremi si sono registrati nei mesi di ottobre-novembre. Il 4 novembre del 1966, con l’acqua più alta di sempre (194 centimetri), e anche il 12 novembre del 2019 (189 centimetri). In ottobre l’anno scorso la Basilica è andata sott’acqua anche due volte al giorno, con danni in qualche caso irreversibili al patrimonio lapideo, pavimenti e colonne attaccati dalla salsedine. Per questo due anni fa la Procuratoria aveva proposto la difesa «immediata e provvisoria» della Basilica con lastre di vetro. Un progetto pronto, bloccato prima dalla commissaria del Mose poi dalla difficoltà di reperire i finanziamenti – 3 milioni e 700 mila euro, poca cosa rispetto ai sei miliardi e mezzo spesi per il Mose – e rimesso sul tavolo pochi mesi fa. Finché si è arrivati all’autunno.

Quanto ci vorrà per finire i lavori? «Sicuramente non sarà possibile per l’inverno», dicono i tecnici, «speriamo in primavera».

Durante il prossimo inverno insomma la Basilica sarà ancora indifesa. Ci sarà il Mose, non ultimato ma pronto a essere impiegato in caso si emergenza con i test già fatti in serie lo scorso anno. Ma anche il Mose si potrà sollevare dopo una certa quota: 130 centimetri ha stabilito la commissaria Spitz, 110 quando sarà ultimato. Restano fuori tutte le acque medio alte, che sono la maggioranza e mandano a mollo San Marco superati i 68-70 centimetri. Il nartece è stato messo in salvo con un sistema di piccole pompe fino a 88 centimetri. Ma il problema resta.

Adesso si punta, con grave ritardo, sulle lastre in vetro. Barriere lunghe sette-otto metri e pesanti 8 quintali. Alte due metri, per settanta centimetri infisse nel sottosuolo e per 130 in superficie. Capaci di contrastare con efficacia maree fino a due metri in attesa del progetto per la difesa dell’intera Piazza, ancora nei cassetti. Ma l’acqua alta è un incognita anche per i lavori. «Dobbiamo sospendere l’attività in presenza di acqua alta», ammettono i tecnici. Per finire prima dell’inverno, si doveva partire p

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