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Mose, lavoratori in assemblea: da due mesi ormai sono senza stipendio

Le Rsu, lasciate fuori dall’incontro fra ministero e i sindacati confederali tastano l’umore della base. Sollevamenti a rischio, resta il nodo manutenzione

VENEZIA. La tregua alla prova del fuoco. I lavoratori del Consorzio Venezia Nuova e delle sue società Thetis e Comar srl si riuniscono oggi in assemblea per votare sull’accordo stretto venerdì tra il Provveditorato alle Opere pubbliche e i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. In quella sede le Rsu, la rappresentanza sindacale di base, non è nemmeno stata invitata. Il clima è teso. Anche perché da due mesi i lavoratori di Comar non percepiscono lo stipendio. Mentre per i 150 dipendenti del Consorzio c’è l’ombra della solidarietà.

Situazione di blocco che deriva dalla crisi finanziaria del concessionario monopolista. Lo scandalo e gli arresti del 2014 hanno prodotto un rallentamento dei lavori. In alcuni casi un vero e proprio blocco, come nei cantieri alle bocche di porto e nella partita della manutenzione. Adesso si scopre che le casse del Consorzio sono vuote. Che non si possono pagare i debiti passati delle imprese con i finanziamenti avviati dallo Stato.

La richiesta di ridurre il debito con le imprese fatta al Tribunale dal commissario liquidatore Massimo Miani è stata respinta. Adesso si attende la procedura di concordato preventivo. Ci sono anche i debiti delle vecchie imprese, i contenziosi per lavori malfatti e le conseguenze delle inchieste penali e contabili da parte della Corte dei Conti.

Un groviglio di errori e in qualche caso di malaffare di cui adesso fanno le spese i lavoratori. In particolare coloro che hanno garantito nell’inverno scorso i l sollevamento delle paratoie durante i test in presenza di acqua alta.

Assemblea convocata dalle 15 alle 17. Che si dovrà concludere con un voto.

Se i lavoratori decideranno per lo sciopero, saranno sospesi i prossimi test di sollevamento delle paratoie. Gli ultimi sono stati fatti a Treporti, per controllare il livello di sedimenti e la quantità di sabbia che si deposita sotto le paratoie e ne impedisce il rientro negli alloggiamenti. Poi a Malamocco, alla presenza dei sub della Guardia di Finanza, che stanno conducendo l’indagine sulla mancata manutenzione aperta dalla Corte dei Cinti qualche mese fa. Una manutenzione che ancora non è partita, nonostante le denunce e gli allarmi presentati fin dal 2018 dal Provveditorato e dagli esperti corrosionisti del Provveditorato Susanna Ramundo e Gian Mario Paolucci.

«La situazione è drammatica, bisogna intervenire», avevano denunciato qualche mese fa. «Invece non si è fatto nulla. Per questo ci dimettiamo».

Situazione preoccupante soprattutto sott’acqua, in alcuni punti vitali del sistema come i tensionatori e le cerniere.

Un lavoro che secondo i tecnici impegnerà almeno 2-300 milioni di euro, per la sostituzione di tutti i pezzi ammalorati. Bulloni, viti ma anche tubazioni e raccordi.

Un’opera che ritarda la conclusione del Mose, annunciata più volte per i prossimo 31 dicembre.

Ma con la firma del VII atto Aggiuntivo alla Convenzione del 1991 e del 50esimo atto attuativo si è decisa la nuova distribuzione dei finanziamenti e il nuovo cronoprogramma. Ci vorranno almeno altri due anni per la fine dei lavori, la riparazione dei guasti. E soprattutto i collaudi. Una partita delicata e molto costosa. Grandi polemiche avevano coinvolto il magistrato alle Acque – oggi Provveditorato – per la scelta dei collaudatori. Sempre gli stessi nomi, legati ai vertici dell’Anas e del ministero delle Infrastrutture. Tutto in teoria sarà demandato alla nuova Autorità della Laguna.

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