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Atletica, piccoli campioni crescono: iscrizioni boom dei bambini dopo i trionfi alle Olimpiadi

Parla Zanotto, delegato veneziano del Coni: «Il Covid ha frenato l’attività e le società sono in sofferenza ma le vittorie di Jacobs e degli altri campioni porterà nuovi tesserati, non solo nell’atletica»

VENEZIA. Nell’era post pandemia, l’inizio della stagione sportiva rimane piena di incognite. Fra restrizioni, Green pass e timori inevitabili da parte delle famiglie, centinaia di società sportive sono alle prese con una situazione molto pesante, che potrebbe sballare bilanci e numero di iscritti per comporre le squadre, ma anche ridurre la possibilità di formare campioni del futuro. Ma ecco che l’effetto Olimpiade, come molti lo hanno sempre ribattezzato, potrebbe aiutare come mai prima.

Un fenomeno che ha riguardato i mesi subito dopo la rassegna a cinque cerchi che, grazie alla copertura tv, ottiene maggiore visibilità soprattutto per quelle discipline che esulano dai grandi circuiti di calcio, basket e volley. I dirigenti delle società sportive, anche della provincia di Venezia, sono alla finestra, nell’attesa che da settembre, alla riaperture delle sedi, i telefoni tornino a squillare per rispondere a richieste informazioni o iscrizioni.

«Sicuramente i Giochi rappresentano sempre un momento di grande promozione per tutto lo sport», spiega Massimo Zanotto, delegato provinciale del Coni. «Perché le Olimpiadi sono la vetrina più importante, la manifestazione sportiva più impattante al mondo, e di conseguenza il traino è rilevante e permette di far conoscere degli sport nuovi, che poi non sono tali, ma che per molte famiglie erano sconosciuti non avendo quella visibilità in televisione di cui godono invece altre discipline. In un momento in cui, con la pandemia, i giovani si sono allontanati dall’attività sportiva, ci auguriamo che queste Olimpiadi e Paralimpiadi siano uno stimolo un per ritorno massiccio al praticare lo sport».

I dati, del resto, hanno dimostrato che il Covid ha frenato l’attività sportiva a vari livelli, specie nel settore dilettantistico che poi è quello principale, perché non è stato a lungo possibile praticare discipline al coperto. Ciò ha cambiato le abitudini dei più giovani e creato un freno per paura del virus, con ripercussioni sulla salute delle persone e un aumento della sedentarietà.

«Fra settembre e ottobre si farà la conta», prosegue Zanotto, «e si capirà ancora meglio quanti tesserati si saranno persi. La normativa sanitaria da un lato dà più sicurezza, accedendo con il Green pass alla maggior parte delle attività, ma d’altro canto per le società sportive è un onere in più. Le società ben volentieri hanno garantito tamponi, disinfezione e prodotti igienizzanti, ma i costi hanno pesato sulle casse. A livello economico, come tutto il mondo, lo sport ha avuto ripercussioni negative, e per le famiglie in difficoltà è stato ancora più complesso poter garantire a figli l’attività sportiva. Non un peso, ma un costo che forse non tutti possono sostenere. Il Comune di Venezia ha fatto i voucher per i bambini piccoli, ma anche il governo dovrebbe facilitare l’attività motoria. Fare sport significa tutelare la propria salute».

Stando ai risultati delle ultime Olimpiadi, comunque, per alcune discipline si attende un boom di iscrizioni. «Credo che il risultato del Team Italia a Tokyo sia stato eccezionale», conclude il delegato provinciale del Coni. «Molte discipline si sono poste all’attenzione generale, dal momento che abbiamo conquistato medaglie un po’ ovunque. Ma mi aspetto una crescita esponenziale dell’atletica, grazie a Tamberi, Jacobs e ai ragazzi della staffetta, delle attività all’aria aperta come canottaggio e kayak, ma pure delle arti marziali, del nuoto o e penso anche della pallacanestro».

L’INTERVISTA CON MANUELA LEVORATO / «Ora lo sport si faccia anche nelle scuole»

Se parli con Manuela Levorato delle ultime Olimpiadi di Tokyo, l’ex campionessa della velocità azzurra si accende e senti l’entusiasmo che si mescola alle sue parole. Per la velocista di Dolo, che oggi ha 44 anni e tre figli, quanto accaduto in Giappone non ha eguali nella storia sportiva italiana. E il giudizio arriva da una donna pluri medagliata a livello nazionale e internazionale. Che è stata due volte medaglia di bronzo agli Europei, argento e bronzo ai Giochi del Mediterraneo; mentre a livello giovanile ha vinto quattro medaglie continentali. Complessivamente ha conquistato pure 17 titoli italiani assoluti. Le è mancata la soddisfazione olimpica, ma di sicuro quanto visto poche settimane fa nelle terre del Sol levante, anche se in minima parte ha ripagato quella lacuna personale.

Che idea si è fatta di queste Olimpiadi?

«Nonostante tutti i problemi legati alla pandemia e allo slittamento di un anno per le gare, non c’è alcun dubbio: sono state le Olimpiadi e Paralimpiadi dell’atletica leggera. E questa cosa, provenendo da quell’ambiente, mi dà una gioia immensa».

Quanto può pesare, in Italia, in termini di ritorno positivo per la disciplina?

«È fuori discussione che ci sarà un aumento di praticanti. Con le società che stanno riaprendo dopo la pausa estiva, e con le iscrizioni alle porte, mi aspetto che ci sia un boom di nuovi iscritti tra i più giovani».

L’effetto Jacobs si farà sentire?

«Lui stesso ha detto ai ragazzi: “Vi aspetto in pista”. Credo che sarà inevitabile, dato il ritorno mediatico che hanno avuto le sue due medaglie d’oro a Tokyo».

Un successo senza precedenti per l’atletica italiana?

«Mai come ora. È il nostro momento. Speriamo nella ricerca, tra i più giovani, di in uno spirito di emulazione dei nostri campioni azzurri».

Più forti anche di Mosca ’80?

«In verità non si è mai vista una cosa simile, neppure in quella edizione in Russia, o in quella successiva di Los Angeles, perché dobbiamo calcolare una cosa: in quei due casi c’era il boicottaggio reciproco del blocco dell’Ovest prima e dell’Est poi. Stavolta, in Giappone, c’erano davvero tutti i Paesi possibili, e l'Italia ha trionfato».

Siamo allo spartiacque per l’atletica di casa nostra?

«Credo proprio di sì, è questo il momento di approfittarne per creare una generazione di possibili campioni, aiutando tutti i ragazzi e le ragazze che arriveranno nelle nostre società. Creando un movimento in modo positivo, intendo, dando loro la possibilità di crescere, allenarsi, imparare e magari poter vincere qualcosa di importante».

Come valuta i successi di Tokyo 2020?

«Vorrei ricordare che la poltrona cui tutto lo sport ambisce, quella del re dei 100 metri piani, ora la occupiamo noi. Vincere in quel modo, con quella autorità, e ripetersi poi a livello di squadra nella staffetta, è stato spettacolare. Sono sicura che ci sarà un grande ritorno per l’atletica italiana. Quanto è successo a Tokyo è anche più importante degli Europei di calcio vinti a luglio, che sono stati comunque un capolavoro, dove Mancini ha creato un’orchestra perfetta».

Cosa l’ha colpita maggiormente?

«Ero al mare, in vacanza, e quando si sono vinti gli ori, vedevi i bimbi tuffarsi cantando l’Inno di Mameli. Sentivi poi la gente in traghetto che commentava la staffetta. Un trionfo dentro e fuori dalle piste, se si parla ora di atletica ovunque».

I suoi figli seguono le sue orme sportive?

«Giulia ha 13 anni e fa atletica nella categoria Ragazze multidisciplinare, i gemelli fanno altro: Ginevra ginnastica artistica e Gabriele è nel mini rugby».

Cosa auspica ora?

«Spero che finalmente pensino di fare qualcosa anche nelle scuole. In Francia ci sono sei ore di educazione fisica la settimana, da noi solo due. E fin dall’asilo devono essere curate da docenti che hanno studiato Scienze motorie. Mi auguro che il sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali, grandissima ex atleta, dia vera dignità allo sport nelle scuole».

IL SOGNO DI EMMANUELE / «Da grande voglio vincere una medaglia olimpica»

«Da grande voglio vincere anche io una medaglia d’oro alle Olimpiadi, nell’atletica». Parole di Emmanuele Sabba, bimbo di Favaro che ha appena 7 anni e mezzo ma che, negli ultimi mesi, ha scoperto questa disciplina grazie alla famiglia che gli ha fatto frequentare i centri estivi della Coin. Al centro di San Giuliano ha provato le gare di corsa sulla pista, il salto in lungo, il salto in alto e le staffette. Il resto l’ha fatto la tv, facendogli ammirare i campioni azzurri che hanno trionfato alle Olimpiadi. Una delle tante storie figlie della rassegna a cinque cerchi, che permette di esaltare discipline fuori dalla copertura dei grandi canali mediatici.

«Emmanuele aveva fatto per qualche mese la ginnastica artistica ai tempi dell’asilo, poi aveva provato con la kick boxing, ma la pandemia si era messa di mezzo, e la società era stata costretta a chiudere la sede per il lockdown e le restrizioni sanitarie», racconta il padre Michael Sabba, sacrista al Duomo di Mestre. «Mio figlio però ha sempre amato correre, e allora abbiamo pensato di provare a portarlo ai centri estivi a San Giuliano, così poteva stare anche all’aria aperta, quindi con meno rischi per il Covid. È stata una bella scoperta, lui si è innamorato subito delle attività che poteva fare con i suoi coetanei ed è riuscito anche a vincere la sua prima gara».

Fiero e soddisfatto, Emmanuele si è messo al collo la sua prima medaglia. E poi ha assistituo ai trionfi di Jacobs e i colleghi della staffetta azzurra. «Con Emmanuele abbiamo seguito tutte le gare», prosegue il padre del bimbo di Favaro, «abbiamo urlato ed esultato, cantato assieme l’Inno di Mameli, alla premiazione dei nostri atleti.

Lui si è emozionato e adesso sogna di imitarli, di poter essere lui tra qualche anno su un podio olimpico. Lo capisco, ed è giusto che insegua i suoi sogni di bambino. Siamo felici, anche se siamo consapevoli che a questa età fare sport è più un gioco. È bene che Emmanuele si diverta, che faccia amicizie e socializzi con gli altri. I risultati verranno di conseguenza, in base al suo impegno e alle sue capacità. Per i prossimi quattro anni potrà seguire il suo istinto, poi a 12 dovrà scegliere a quale disciplina specifica dedicarsi, ma suppongo che la velocità sia per ora la favorita nelle sue idee. Del resto gli piace correre e correre, senza fermarsi».

Intanto, una mini Olimpiade organizzata dalla Coin l’ha già vinta, chissà il futuro cosa riserverà a Emmanuele Sabba. «L’importante è che non senta pressioni, adesso», sottolinea il papà. «Sinceramente, piuttosto che mio figlio resti tutto il giorno in casa davanti al computer, ho sempre preferito che stesse all’aria aperta a fare sport. Lo porto in bicicletta, a correre al parco, a giocare in questo modo. Poi, se diventerà un campione, tanto meglio. Nei giorni scorsi abbiamo esposto il tricolore sul balcone di casa, dopo i successi di Jacobs a Tokyo, magari tra qualche anno lo rifaremo per le sue vittorie, ma per ora voliamo basso e pensiamo alla sua vita di bambino e alla sua crescita».