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Negozi “Chorus” contro il degrado, un progetto per il difficile rilancio di Mestre

Si parte dalle cifre drammatiche: quasi il trenta percento dei locali è sfitto, soprattutto in piazza Ferretto. La proposta di Confesercenti: «Occupiamo gli spazi vuoti»

Simone Bianchi
2 minuti di lettura

MESTRE. L’elevata percentuale di negozi sfitti a Mestre rimane un grande problema da risolvere, anche in chiave di degrado cittadino e recupero di porzioni di area urbana. Un concetto che ieri ha ribadito Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti metropolitana, auspicando nuove soluzioni da studiare assieme all’amministrazione comunale. Il 23% dei negozi di Mestre è infatti chiuso, un dato che per la sola zona di piazza Ferretto, il cuore della città, sale addirittura al 28%.

Un fenomeno dovuto certamente alla presenza di numerosi centri commerciali attorno alla città, che hanno soffocato il commercio di vicinato, ma anche alla crisi economica e al colpo di grazia dato dalla pandemia. Tuttavia, chi vuole aprire una nuova attività, specie in alcune zone di Mestre, si scontra con le richieste dei proprietari dei locali, che propongono affitti spesso inavvicinabili in questo periodo.

«L’esperienza che sta portando avanti Chorus dimostra come si possano recuperare spazi abbandonati in maniera virtuosa, anche guardando alla produzione culturale e non solo al commercio», ha sottolineato Franceschi.

«Occupare spazi vuoti si può, e Mestre va i conti con una percentuale di locali sfitti decisamente importante, quasi una su tre. Se vogliamo rilanciare questa città, bisogna guardare a varie iniziative, e al metterle in rete con il supporto e la regia del Comune. La capacità di impatto che può avere un soggetto come l’amministrazione comunale, non ce l’hanno i singoli, quindi abbiamo bisogno di fare sinergia. Dobbiamo confrontarci e parlare di nuove forme di rigenerazione urbana, anche con il Distretto del commercio».

Per il direttore di Confesercenti metropolitana, si deve anche andare oltre.

«Penso a incentivi per l’affitto dei negozi sfitti, ma anche disincentivi per chi non li affitta. Ci deve essere un punto di incontro, che può arrivare anche a uno sconto magari dell’Imu per i proprietari che si dimostrano virtuosi e permettono l'apertura di nuove attività. Al tempo stesso si deve pensare a contributi per le imprese che aprono».

In poche parole, la situazione rischia di restare in stallo se non si trovano proposte utili a far incontrare domanda e offerta. E a rimetterci è la città, con porzioni finite in balìa dello spaccio di stupefacenti o di persone sbandate.

«Con l’Intesa per Venezia eravamo riusciti a smuovere le acque», ha aggiunto l’assessore alle Attività produttive, Sebastiano Costalonga, «coinvolgendo anche la Camera di commercio, quella arbitrale e le associazioni di categoria. L’intento era proprio quello di creare un sistema virtuoso, ma il problema è che poi sbatti contro alcune leggi e non puoi andare oltre. Inizialmente abbiamo in quel modo risolto problemi, creato confronti e accordi, poi ci siamo un po’ fermati per quanto detto. Trovare un punto di incontro tra domanda e offerta è senza dubbio positivo, anche se poi il proprietario di un locale è libero di fare quel che vuole con quello spazio e anche di chiedere ciò che desidera in termini di affitto. Qualcosa però serve. L’esempio di Chorus è un seme per la città, in una zona di Mestre (tra via Carducci e via Piave, ndr) dove con la pandemia è purtroppo aumentata la microcriminalità. L’Amministrazione può solo dire grazie a questa iniziativa, e i problemi si superano sicuramente facendo sinergia. Per combattere il degrado si deve creare maggiore sinergia, dove il lavoro attiri persone e quindi allontani chi non ha buone intenzioni». —

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