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Jesolo, sequestro per 3 milioni ad Alberto Vallese e moglie

La sede della “Ok Auto”, teatro della truffa delle caparre

Sei appartamenti, orologi Rolex e Cartier portati via dalla Guardia di finanza. Secondo il Tribunale uno stile di vita impossibile con i redditi accertati

VENEZIA. Sei appartamenti di proprietà a Jesolo, orologi Rolex e Cartier, un tenore di vita non giustificabile con i redditi di famiglia secondo il Tribunale di Venezia, che ha disposto il sequestro di beni per ben 3 milioni di euro, riconducibili allo jesolano Alberto Vallese (55enne già al centro di diverse vicende giudiziarie) e della moglie Ilda Pignataro.

Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Venezia ha così dato esecuzione al decreto di sequestro, firmato dal giudice Alberto Scaramuzza, della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, su richiesta della Procura.

Più volte, i magistrati hanno acceso il faro sulle attività dell’ex commerciante di carni, dai modi eleganti, messi al servizio – secondo le accuse – di vari raggiri, insieme a complici: in particolare, finte concessionarie di auto di lusso, aperte giusto il tempo per farsi consegnare gli anticipi da clienti convinti di fare chissà che affari.

Così nel caso dell’autosalone fantasma “Ok Auto” a Chioggia (indagine nella quale era stata imputata la moglie, assolta al termine del processo con rito abbreviato), una finta concessionaria a Occhiobello, la vendita fittizia di una Porsche, ma anche un’ indagine nella quale è finito come “mediatore” tra la Italscavi Nord di Eracleae laAscoliElettricità (secondo l’accusa) per procurare alla prima finte fatture per detrarre le spese.

Un uomo ben conosciuto a Jesolo, Vallese. Come pure nelle aule di giustizia, tanto che i finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Venezia – coordinati dalla Procura di Venezia – hanno passato ai Raggi X il patrimonio suo e della moglie.

Obiettivo - si legge in una nota delle Fiamme Gialle - «l’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati da parte di un soggetto già ampiamente noto alle cronache giudiziarie, e della coniuge convivente, in quanto coinvolto in diverse vicende per reati di riciclaggio, ricettazione, truffa, bancarotta fraudolenta, che avevano interessato le province di Venezia e Treviso, in forza dei quali è stato ritenuto ricorrente, nei suoi confronti, il requisito della pericolosità sociale».

«In assenza di leciti fonti di reddito», scrivono ancora i finanzieri, i sigilli sono stati apposti a «sei unità immobiliari inserite in un prestigioso complesso residenziale nella zona turistica di Jesolo, ad un’azienda, conti correnti bancari, nonché denaro contante e preziosi (in particolare tre orologi Rolex e Cartier) che hanno evidenziato una “sproporzione” tra i redditi dichiarati e i capitali impiegati per l’acquisizione dei vari cespiti».

Redditi controllati attraverso controlli incrociati delle banche in uso al Corpo e «dall’applicativo Molecola del Servizio Centrale Investigazioni sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, in grado di acquisire, incrociare e analizzare migliaia di dati economico-finanziari in tempi rapidissimi, nonché dall’attivazione degli Uffici di cooperazione internazionale al fine di verificare l’esistenza di beni in territorio estero».

Si tratta di indagini economico-patrimoniali condotte ai sensi del “Codice antimafia” – spiega la Finanza – «fondate sul riconoscimento di una permanente pericolosità sociale, testimoniando la costante azione della Guardia di Finanza a contrasto dell’illecita accumulazione di patrimoni da parte di soggetti che, operando fuori dalla legge, danneggiano l’economia legale e ostacolano il funzionamento del mercato». I legali della coppia potranno presentare ricorso.

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