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Centri disabili, sospesi nel Veneziano i primi sanitari no vax: servizi a rischio

Anche il semplice trasporto dei disabili può diventare un problema

La preoccupazione dei responsabili delle strutture: «Situazione delicatissima, in forse la tenuta dell’intero sistema»

VENEZIA. Dopo i provvedimenti presi nei confronti di ospedalieri, medici di famiglia, professionisti di studi privati e operatori delle case di riposo, il tribunale dell’Usl 3 inizia a emettere le prime sentenze anche nei confronti dei sanitari no vax che lavorano nei centri diurni per disabili. Sospesi, perché hanno rifiutato immotivatamente il vaccino contro il Covid. Lo prevede il decreto legge di aprile ma, in una situazione che è già fragilissima, a essere a rischio è persino la tenuta dello stesso sistema.

«Ci è stata notificata dall’Usl 3 la prima sospensione nei confronti di un nostro dipendente. Si tratta di un operatore socio-sanitario, che abbiamo provato a sostituire, ma finora non si è fatto avanti nessuno» spiega Sandro Del Todesco Frisone, presidente della Realtà, cooperativa che a Marghera gestisce un centro diurno e una comunità di alloggio per disabili.

Nel primo sono ospitate trenta persone, nel secondo dieci, ma la tenuta del sistema adesso è a rischio, visto che la lettera appena arrivata potrebbe essere seguita a breve da nuove comunicazioni, con medesimo contenuto. In tutta la struttura, sono cinque gli operatori a non essere vaccinati, su una platea di appena trenta persone, di cui due amministrativi.

«Siamo molti preoccupati, perché potremmo trovarci costretti a fare sostituzioni, in un periodo storico in cui il mercato offre ben poco, soprattutto se la nostra offerta è limitata a un breve periodo» spiega Del Todesco.

La struttura si è già mossa per sostituire il primo operatore sospeso, ma il tentativo non ha avuto esito. «Confidiamo di individuare una persona entro la prossima settimana» spiega il presidente.

Il mercato non esiste più, soprattutto parlando di infermieri, che continuano a migrare verso il pubblico, dove i contratti sono più convenienti. Per questo, l’Usl 3 è persino arrivata ad assumere operatori, per poi “prestarli” alle case di riposo.

All’Ipav, intanto, le sospensioni sono già nove: sei oss, due infermieri e un educatore. «Fortunatamente si tratta di persone suddivise piuttosto equamente tra le cinque nostre strutture» spiega Gianangelo Favaretto, direttore di Fondazione Venezia. «Abbiamo fatto un avviso pubblico per assumere nuovi oss e abbiamo ricevuto oltre 200 candidature. Ma allo stesso avviso, per infermieri, ci sono state appena sette domande. Sotto questo profilo, la situazione è di crisi vera».

Una condizione che preoccupa, anche perché il rubinetto delle sospensioni è stato aperto definitivamente. Sono stati mandati a casa alcuni operatori di integrazione scolastica del distretto di Dolo, due sanitari della Rsa Mariutto di Mirano e ulteriori due alla Anni Sereni di Favaro. Tutti no vax.

«La vaccinazione dei lavoratori è fondamentale, ma le sospensioni non devono mettere in crisi le attività di Rsa e centri diurni. Parliamo di servizi a contatto con persone molto fragili» commenta Dario De Rossi di Cisl. Intanto nuove sospensioni sono attese anche tra i medici di famiglia. Si tratterebbe di un paio di dottori del territorio dell’Usl 3 e altrettanti del Veneto orientale, le cui posizioni sono al vaglio delle commissioni delle rispettive aziende sanitarie. 

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