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Venezia, il lusso in fuga dalle Mercerie. Sedici negozi restano vuoti, se ne va anche la boutique Gucci

Le vetrine vuote della boutique Gucci che ha chiuso nei giorni scorsi scegliendo di tenere aperto un solo spazio in via XXII Marzo

Il vuoto dietro San Marco. Le cause: la pandemia, e prima ancora la crisi, insieme al caro affitti, al turismo di massa che consuma le pietre ma non spende, alle botteghe di souvenir dozzinali che hanno accerchiato le boutique, costringendole a trasferirsi altrove

VENEZIA. La pandemia, e prima ancora la crisi, insieme al caro affitti, al turismo di massa che consuma le pietre ma non spende, alle botteghe di souvenir dozzinali che hanno accerchiato le boutique, costringendole a trasferirsi altrove. Le Mercerie, un tempo via dello shopping privilegiata, asse naturale tra Rialto e Piazza San Marco dove i grandi marchi facevano la coda per avere un vetrina, oggi sono la fotografia del profondo mutamento del commercio di fascia medio-alta.

Sono sedici i negozi rimasti vuoti, alcuni da tempo, altri negli ultimi mesi, dopo oltre un anno di assenza di turisti. L’ultimo in ordine tempo a lasciare le Mercerie è Gucci, che qualche giorno fa ha spento le luci per sempre, scegliendo di concentrarsi nell’altra boutique-palazzo del marchio, in via XXII Marzo, che invece non conosce crisi.

L’inversione di tendenza non fa sconti a nessuno. Nei mesi scorsi aveva chiuso il negozio di intimo La Perla, all’inizio delle Mercerie, che era lì da sempre, quasi un’istituzione, anche per chi non poteva permetterselo, dove Carla Bruni aveva fatto spese nel suo ultimo viaggio in laguna insieme a Nicolas Sarkozy.

Poi è stata la volta di Massimo Dutti (Gruppo Inditex), del negozio di moka e articoli per la casa Bialetti (trasferitosi al ponte del Lovo), dei gioielli di cristallo Swarovski, del negozio di calzature Camper, sostituito da un negozio di occhiali.

La lenta, costante, emorragia delle grandi firme, a beneficio di calle Vallaresso e via XXII Marzo, era iniziata anni fa, quando a fianco delle boutique erano spuntate le prime botteghe di chincaglieria. Chi ha potuto, se n’è andato subito, come la gioielleria Cartier, a San Zulian, che ha portato orologi e preziosi a San Moisè, o Dolce & Gabbana, che per le loro creazioni hanno voluto l’intero palazzo Tron, in via XXII Marzo, tra lampadari di Murano, marmi, tessuti preziosi.

i negozi cinesi

Altri hanno resistito più a lungo, ma sempre con minor convinzione perché, nel frattempo, sono arrivati anche i negozi di borse cinesi, di vetri a pochi euro, maschere. Così hanno lasciato le Mercerie anche Toscablu, marchio di calzature e pelletteria, lo storico Ballin, la gioielleria Dodo, mentre intorno sono fioriti negozi di sneaker e scarpe sportive.

il turismo

A pandemia non ancora conclusa, ma con un turismo - soprattutto pendolare dalle spiagge - che ha rincominciato a girare a pieno ritmo, le Mercerie continuano a soffrire di una crisi di difficile soluzione. Sedici vetrine vuote in pieno centro storico raccontano fin dove è si è spinta l’onda lunga di un turismo assente o in ciabatte che ha avuto la mano pesante anche con la vicina Piazza San Marco dove, l’anno scorso, ha chiuso un negozio su quattro.

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