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Musei Civici di Venezia in attivo per mezzo milione, dipendenti ancora in cassa integrazione

Conti a posto grazie ai ristori e ai risparmi sul personale che proseguono. I sindacati annunciano lo stato di agitazione

VENEZIA. Fondazione Musei Civici in attivo nel 2020 per oltre mezzo milione di euro.

E determinante per il risultato, oltre ai ristori per le chiusure per Covid elargiti dal Ministero dei Beni Culturali, sono stati i “risparmi” sul costo del personale per la cassa integrazione imposta ai dipendenti e che riguarda tutt’ora circa il 50 per cento dei lavoratori.

Circa 600 mila euro nei primi quattro mesi dell’anno, che potranno però salire a oltre un milione di euro, visto che la Fondazione ha già annunciato nei giorni scorsi ai sindacati che la cassa integrazione proseguirà per altre undici settimane. I dati sono contenuti nel bilancio consuntivo dell’istituzione guidata da Maria Cristina Gribaudi, recentemente approvato.

Risparmi a cui si aggiungeranno almeno altri 4 milioni di euro che i Beni Culturali erogheranno anche nel 2021, mettendo così in sicurezza il bilancio dei Musei Civici anche per l’anno in corso grazie ai fondi dello Stato e appunto alla cassa integrazione prolungata, con un’attività espositiva ormai praticamente interrotta e i musei – tranne Ducale e Correr – aperti solo alcuni giorni della settimana.

L’unica mostra in programma è quella per i milleseicento anni di Venezia – fortemente voluta dal sindaco e vicepresidente dell’istituzione Luigi Brugnaro – che si aprirà a settembre. Per il costo si parla di circa 600 mila euro ed è da capire chi li assicurerà, visto che la direttrice della Fondazione Musei Civici Gabriella Belli, in una relazione di diversi mesi fa al Consiglio sulla programmazione, aveva già scritto che l’istituzione non era in gradi di finanziarla.

E il sospetto a questo punto è che le risorse possano saltare fuori proprio dagli ingenti risparmi sul personale lasciato a casa. Dal bilancio 2020 si nota il forte calo dei ricavi, legati agli incassi – per via delle chiusure prolungate – che scendono dai 31 milioni e mezzo del 2019 a poco più di 7 milioni di euro. Ma anche il costo del personale scende di oltre un milione di euro, appunto per il ricorso alla cassa integrazione. Crollati anche i costi dei servizi, passati dai 21, 5 milioni del 2019 a circa 8, 3 milioni anche come conseguenza delle prolungate chiusure dei musei e per la rinuncia alle mostre. Nella relazione al bilancio si ipotizza una chiusura prudenziale in sostanziale pareggio anche nel 2021, in attesa di poter effettivamente contabilizzare i nuovi ristori stanziati dal Ministero della Cultura.

E l’utile di circa 500 mila euro del 2020 sarà destinato alle riserve, come già quello dell’anno precedente.

E i sindacati intanto annunciano lo stato di agitazione, dopo l’esito del bilancio e l’annuncio della nuova cassa integrazione.

«È una vergogna inaudita che la Fondazione Musei faccia un utile nel 2020 sulle spalle dei lavoratori che hanno contribuito per più di 1 milione di euro con il taglio dei loro salari», dichiarano infatti Daniele Giordano della Cgil e Mario Ragno della Uil. «Le scelte che sta compiendo la Fondazione», proseguono, «stanno minando la tenuta stessa dei Musei e non danno nessuna prospettiva di rilancio e ripresa. Nei mesi scorsi ci era stato assicurato che ci sarebbe stato il rientro del personale, ed invece due giorni fa ci è stato comunicato che il personale starà ancora per 11 settimane in cassa integrazione. Questa scelta determina inevitabilmente l’impossibilità di riprendere le attività e di ripensare il ruolo della Fondazione.

È evidente il totale disinteresse alla cultura di questo Consiglio di amministrazione e dell’Amministrazione Comunale veneziana. A tutto questo si aggiunge che arriveranno anche per quest’anno le risorse dal Governo, circa 4 milioni e che potranno anche aumentare, determinando una tenuta dei conti che permetterebbe di non tagliare più le retribuzioni ai lavoratori. In questo momento non ci sarebbe bisogno di scontri e contrapposizione, ma le scelte del Consiglio della Fondazione non lasciano alternative ai lavoratori se non a quella di mobilitarsi per difendere il proprio lavoro e la propria professionalità. Per tutte queste ragioni parleremo con il personale e proclameremo lo stato di agitazione, per coinvolgere il Prefetto e informare il Governo di quanto sta accadendo»

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