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Monta la protesta contro i No vax a Venezia. «Allora mia mamma è morta per nulla»

Il dottor Rafi El Mazloum e la mamma Samar Sinjab, medico di base morta di Covid dopo aver seguito i suoi pazienti ammalati

L’indignazione per i cortei del figlio di Samar primo medico morto di Covid in Veneto. Leoni: «Manifestazioni assurde»

MESTRE«La mia libertà finisce dove inizia la vostra» grida la commessa di un negozio di Riviera XX settembre a Mestre, mentre sfila il corteo dei No vax, scandendo lo slogan «Libertà, no Green pass». «Str…», le urla di tutta una risposta una manifestante, con la fotografia di Giuseppe De Donno al collo.

«Avete fatto la punturina, sì? Bravi» la provocazione di una signora, mentre si avvicina a un gruppo di diciottenni, seduti al bar Serena. «Per un anno e mezzo non siamo mai usciti di casa, nemmeno per andare a scuola. Noi siamo tutti vaccinati, ma non ne usciremo mai, se non la finiscono con queste pagliacciate» lo sfogo di Manuel Zennaro e Francesco Peresin, dopo un secco «Sì» per rispondere alla domanda della donna.

I No vax sfilano per le strade del centro, cercando di ingrossare le proprie fila, invitando le persone sedute ai tavoli dei bar, le famiglie a passeggio. «Stiamo lottando anche per voi». È un tentativo di proselitismo che si infrange nel muro dei vaccinati. Non si sono dati appuntamento in piazza, ma replicano punto su punto ai negazionisti. «Siamo in democrazia, tutti hanno il diritto di manifestare, ma ci sono delle realtà scientifiche che vanno rispettate» sostiene Giovanni Leoni, presidente dei medici.

Il corteo sfila tra le strade del centro. Le persone che ci si imbattono cercano di aggirarlo, infilano velocemente la mano nella borsa per tirare fuori la mascherina e indossarla. «Ma mi si scioglie tutto il gelato» replica giustamente una bambina. «Non importa, ti laverai le mani» le risponde la mamma, dandole la mascherina.

Mestre si spacca a metà. Da una parte ci sono i contrari al Green pass, anche i negazionisti della gravità dell’infezione. Ma dall’altra ora non ci sono più soltanto i favorevoli all’introduzione della certificazione verde, ma anche le persone che individuano nei No vax i colpevoli del continuo allontanamento di un ritorno alla normalità.

«Quando vedo queste immagini, penso che mia mamma sia morta inutilmente. Perché questa gente manifesta contro il vaccino? Non sono bastati tutti i morti che abbiamo avuto?», si interroga Rafi El Mazloum, figlio di Samar Sinjab, primo medico di famiglia veneto ucciso dal Covid. «La gente è morta perché non sono state applicate le terapie giuste, per far fare i soldi alle case farmaceutiche. Il Covid è solo un’influenza, mica uccide. Altrimenti saremmo tutti morti» sostiene una donna, senza rivelare il suo nome e cognome, per paura di ritorsioni da parte del Governo.

William Crepaldi

«Io ho visto realmente il male e vorrei che chi non si vaccina trascorresse un giorno in terapia intensiva per vedere cosa può succedere a chiunque sia contagiato dal virus» risponde William Crepaldi, 54enne di San Michele al Tagliamento, dopo 12 giorni trascorsi in Terapia intensiva e altri 15 in ospedale, per Covid. «Ho perso 18 chili, non riuscivo a camminare, faticavo a respirare. E ancora oggi, dopo tre mesi, continuo respirare con difficoltà, mi affatico subito, perdo la memoria, sono poco lucido, mi mancano degli automatismi motori nel fare le cose più banali. Alla gente dico di vaccinarsi».

È l’esperienza di Federico Rotunno, 42enne di Spinea, 60 giorni in ospedale, di cui 23 in coma. «Compatisco i negazionisti. Ho imparato a ignorarli. Le nostre energie devono essere rivolte agli indecisi: dobbiamo convincerli con la forza dei dati, delle valenze scientifiche. E per questo serve un impegno serio da parte di tutta la medicina». 

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