Usl 4, i venti sanitari no vax sospesi Metà fa retromarcia gli altri dall’avvocato

Sono già arrivate alcune delle lettere di sospensione. Il legale: c’è chi ha patologie 

la vertenza

Le prime lettere di sospensione sono già arrivate a destinazione. Sono la tranche di 20 cui seguiranno le altre circa 60 per i sanitari che non si sono vaccinati all’Usl 4 del Veneto orientale.


Per loro è prevista la sospensione senza stipendio. Ma già una decina hanno contattato la direzione generale comunicando che hanno cambiato idea. Ci sono medici, oss, infermieri, molte ostetriche.

L’Usl correrà ai ripari con assunzioni a contratto di 6 mesi nei casi di emergenza. Per i sanitari che proprio non vogliono vaccinarsi resta la causa legale e il giudice del lavoro, anche se la strada potrebbe essere complessa e per nulla in discesa.

L’avvocato Luca Pavanetto, che anni fa era stato tra i primi a difendere i pazienti che chiedevano che la cura Di Bella contro i tumori fosse sostenuta dal servizio sanitario nazionale, ha già ricevuto molte richieste di consulenza e consigli da parte di sanitari indecisi.

«Non sono dei no vax secondo l’accezione ideologica», spiega il legale, «e lo dice uno che si è vaccinato ed è a favore dei vaccini. La stragrande maggioranza di questi sanitari sono persone che hanno delle forti perplessità, paure, dubbi. Vogliono avere risposte certe che ad oggi non ci sono. E sovente hanno allergie, patologie varie come possono essere malattie metaboliche, problemi del sangue, artriti reumatoidi. Per tutti loro adesso è il momento di analizzare la letteratura scientifica in materia, capire come possano tutelare i loro diritti di lavoratori e la salute, scegliere quale percorso legale intraprendere fino al giudice del lavoro».

Chi ha ricevuto la lettera dall’Usl 4 o dalle strutture sanitarie ha dette giorni di tempo per decidere. Le prime scadenze saranno lunedì.

Il direttore generale dell’Usl 4, Mauro Filippi, ha confermato che alcune assunzioni temporanee saranno utili e poi si riorganizzerà il lavoro con chi rimane, quindi i vaccinati, evitando disagio all’utenza. Ma risulta che diversi operatori si siano già prenotati in questi giorni per il vaccino, una decina, perché hanno cambiato idea. Forse, pensare a 5 mesi a stipendio zero non li convince.

E anche chi farà ricorso per essere riammesso rischia di pagarsi con lo stipendio l’avvocato. Questo è quanto ritiene l’Usl.

Un’operatrice sanitaria, presso una struttura della zona, è perplessa: «Ho già avuto il covid e quindi ho anche anticorpi, non sono convinta di una terapia genica che non è un vaccino. Ho visto vaccinati che stavano davvero male e sono stati poi contagiati dal covid. A ottobre inizieranno nuove cure con medicinali, come è stato per Trump e Berlusconi. Ecco perché aspetterò ancora e non credo che ci sarà la sospensione né tanto meno il licenziamento».

Alla casa di Cura Rizzola di San Donà i “no vax” sono 3 su 230 e anche per loro sono partite le lettere. La Cisl Fp con il segretario provinciale Dario De Rossi, si è rivolta al personale sanitario indeciso: «I nostri iscritti hanno scelto tutti di vaccinarsi, opera della nostra azione di sensibilizzazione e informazione, e ci auguriamo lo facciano tutti». —

Giovanni Cagnassi

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