Contenuto riservato agli abbonati

Impennata dei costi delle materie prime, novemila imprese artigiane veneziane in difficoltà

Sotto pressione i settori manifatturiero e dell’edilizia. Gli aumenti continui fanno saltare i conti delle aziende

VENEZIA. Il “ritorno” alla normalità delle imprese veneziane è aggravato dall’inarrestabile aumento dei prezzi delle materie prime. La crescita è iniziata ad inizio anno e non sempre conoscere tregua. Da gennaio ad oggi, per esempio, il ferro è aumentato del +88, 1%, il rame del +73, 4%, l’acciaio dell’oltre il +100%, Pvc e polipropilene del 90%, il legno del +70%. Aumenti che mettono in difficoltà 1.930 veneziane, che danno lavoro a 22. 838 addetti nei settori moda, infissi, legno, mobili, carpenteria ed altri. Peggio va nell’edilizia, dove alla gran richiesta teorica di lavoro con il Superbonus 110% corrisponde la difficoltà operativa di 7. 410 imprese che danno occupazione a 22. 200 addetti e che faticano a trovare prodotti e lavorati, come gli infissi o i pannelli isolanti. Il report elaborato dall’Ufficio Studi della Confartigianato segnala la pressione cui sono sottoposte ben 9. 340 micro, piccole e medie imprese del territorio veneziano.

«Mentre le nostre imprese stanno cercano di riagganciare la ripresa, l’ostacolo oggi non è più solo la pandemia o l’emergenza sanitaria, ma la speculazione sulle materie prime carissime, se non introvabili, le forniture congelate dai grossisti, l’esaurimento delle scorte e, quando va bene, i tempi di consegna lunghissimi», commenta il presidente della Confartigianato Metropolitana di Venezia, Siro Martin, «Nell’edilizia, ad esempio, è diventato quasi impossibile mantenere i prezzi preventivati qualche mese prima alla committenza, e queste difficoltà, sommate a quelle del difficile approvvigionamento, stanno ancor di più frenando il settore, i relativi bonus e l’intera filiera lunga. Stesso problema nella manifattura, dove i costi crescenti delle materie prime si riversano poi sul prodotto finito, e a sua volta sul cliente finale ma soprattutto non consentono all’azienda di fare una corretta pianificazione economica nemmeno nel breve periodo, cosa che invece è fondamentale fare, soprattutto nei momenti di crisi».

Ad aprile scorso i prezzi di beni indifferenziati indispensabili per le aziende sono aumentati nel bilancio delle aziende del 33, 4% rispetto ad un anno prima, con un’accelerazione dei rincari che a marzo di quest’anno si è attestata al +24% rispetto allo stesso mese del 2020.

«Il rischio è che si inneschi un aumento dell’inflazione perché da qualche parte questi rincari si debbono ammortizzare», aggiunge il presidente Martin, «Per arginare questo fenomeno le imprese possono fare ben poco, occorre che intervenga la politica. Nel comparto degli appalti pubblici, la pressione a livello nazionale anche di Confartigianato ha spinto il legislatore a varare un apposito disegno di legge che prevede finanziamenti ad hoc per gestire la questione aumenti, un meccanismo compensativo che se la corsa al rialzo non si fermerà sarà necessario valutare anche per i contratti con i privati». Confartigianato Metropolitana di Venezia intanto sta mettendo a disposizione i consulenti legali per diffondere tra gli associati la prassi delle clausole di tutela nei contratti, ovvero la possibilità, davanti un aumento non gestibile, di poter rimodulare l’offerta. La domanda ora è capire quanto durerà questa corsa agli aumenti. In autunno si andrà certamente incontro ad un aumento generalizzato dei prezzi dei beni di consumo. —


 

Video del giorno

Homeschooling, il racconto di Morena Franzin: "Tre figli che studiano a casa, nessun rimorso"

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi