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Violentò l’ex fidanzata in uno scantinato a Venezia: 5 anni di pena

Ventiseienne a giudizio anche per stalking. Contestato pure un episodio ai danni di un’altra ragazza. Lui ha negato

VENEZIA. Sono costati cinque anni e due mesi ad un 26enne veneziano due episodi di violenza sessuale e stalking nei confronti della ex fidanzata, oltre che di tentata violenza e lesioni nei confronti di un’altra ragazza. Il giovane era stato rinviato a giudizio nei mesi scorsi ed era stato ammesso al rito abbreviato.

La sentenza di condanna è stata emessa lunedì dal gup Gilberto Stigliano Messuti, dopo che la Procura di Venezia aveva chiesto cinque anni e sei mesi. Il giovane, residente in centro storico, si trovava attualmente agli arresti domiciliari. I primi due episodi di violenza sessuale contestati al giovane riguardano proprio la relazione con l’ex fidanzata.

Lui non riusciva ad accettare che la ragazza avesse deciso di troncare la relazione. E quando lei – sfinita dalla persecuzione fatta di continue telefonate e appostamenti – decise di incontrarlo per chiarire la situazione, lui – secondo l’accusa – ne abusò sessualmente. Un incalzare di violenza verbale che si era poi fatta fisica. Due gli episodi, avvenuti in uno scantinato, adibito a magazzino e a sala studio nella disponibilità del ragazzo. E in uno di questi due episodi sarebbe stata decisiva la registrazione, oltre che i referti medici. Il primo risale al 26 luglio dell’anno scorso, l’altro invece al 2 settembre. È invece di pochi giorni dopo, il 5 settembre, la tentata violenza ai danni di un altra ragazza, residente a Mestre, che il 26enne portò nello stesso scantinato, riuscendo però poi a fuggire. Sarebbe stata questa ragazza la prima a presentare denuncia. Una denuncia alla quale, nei giorni successivi, è seguita anche quella dell’ex fidanzata che ha deciso di costituirsi parte civile nel processo, celebrato davanti al gup Stigliano Messuti. Nell’autunno dello scorso anno, vista la gravità delle accuse, la Procura di Venezia nella persona del pm Giorgio Gaga aveva chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari la misura cautelare degli arresti domiciliari, situazione in cui il 26enne si trova tutt’ora (con braccialetto). Da parte sua, l’uomo, si è poi difeso sostenendo di aver perso la testa per amore. In un secondo momento ha ammesso di essere stato ossessivo ma ha negato qualsiasi tipo di violenza non solo nei confronti della ex fidanzata che – a detta sua – sarebbe stata consenziente, ma anche nei confronti dell’altra ragazza coinvolta in questa storia, sostenendo di esserci semplicemente approcciato in modo sbagliato. Tesi non accolta dal tribunale di Venezia che ha invece condannato il ragazzo ritenendo sufficienti gli indizi raccolti durante il processo.

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