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Una vita dedicata a curare i suo pazienti. Addio al dottor Boscolo, aveva 64 anni

Il dottor Enrico Boscolo

Angiologo e chirurgo vascolare lavorava all’ospedale Villa Salus di Mestre. Il figlio Francesco: «Per lui il lavoro era una missione»

MESTRE. Per i suoi pazienti non era solo un medico cui affidarsi: era un confidente, un dottore che veniva a casa il sabato pomeriggio se c’era un problema urgente, che passava in corsia dalle persone più sole la domenica mattina se mancavano i famigliari. E se avevi una gamba gonfia, lui era pronto a farti un eco doppler per fugare ogni dubbio. Si è spento alle 13 di ieri nella Casa di cura Casa dei Gelsi, amorevolmente assistito dal personale, dalla moglie Patrizia e dal figlio Francesco, il dottor Enrico Boscolo, 64 anni compiuti il 21 luglio, angiologo e chirurgo vascolare tra i più esperti in circolazione. Una vita passata a curare i pazienti, ad assisterli, a sostenerli, a infondere positività. Originario di Carpenedo, residente a Preganziol con studio privato a Mogliano, colonna portante dell’ospedale Villa Salus di Mestre, dove non passava giorno, da quando si era ammalato a giugno del 2020, che qualcuno chiedesse di lui. L’anno scorso il cancro si è fatto vivo in estate. Ma il dottor Boscolo ha comunque rassicurato i suoi pazienti: «Sto facendo accertamenti, se non rispondo richiamate». Ma si capiva che qualcosa non andava. Era preoccupato. La segreteria telefonica, era sempre piena.

Si è curato per tutto l’anno del Covid all’ospedale civile di Verona, dove per lui, nel reparto di Chirurgia generale ed Esofago e Stomaco diretta da professor Giovanni de Manzoni, hanno fatto il possibile. A fine dicembre la peritonite. Superata. Ad aprile la bella notizia. Il dottore era tornato a indossare il camice bianco, a visitare a Villa Salus, con la sua spalla decennale, suor Rodolfa, e aveva riaperto lo studio di Mogliano. Qualcuno ha fatto in tempo, tra maggio e giugno, a salutarlo e tornare da lui. Poi, improvviso, il nemico è tornato e questa volta il dottore non ce l’ha fatta.

«Ha curato tutto il Veneto», racconta il figlio, Francesco, «non era un medico qualsiasi, era un dottore speciale. Per lui il suo lavoro era una missione, la sua vita. La domenica dai pazienti più soli, la notte gli straordinari, il sabato le visite a casa di chi non ce la faceva ad andare». Al funerale, lunedì alle 9 del mattino nella chiesa di Santa Maria Goretti a Mestre, arriveranno medici e pazienti da tutta Italia e le pompe funebri di Paolo Lucarda, dell’Angelo, hanno anche previsto una diretta streaming sulla pagina Facebook.

«Era sempre disponibile», lo ricordo ancora il figlio, «cercava sempre di trovare una soluzione e se non ne aveva consigliava un altro medico del quale si fidava al cento per cento». In questi mesi di malattia, a stargli vicino sotto il profilo professionale e umano, il dottor Guerrino Voltarel, braccio destro di De Manzoni, diventato un amico che lo ha accompagnato nelle cure. «Un medico come lui», dice il figlio, «con la sua stessa passione e missione nel cuore. Quando a dicembre è rimasto un mese e noi non potevamo andarlo a trovare per via del Covid, il suo medico gli portava tutti i giorni il giornale in camera». Un rapporto unico nato nel momento più difficile. «Mio papà, anche verso la fine, mi diceva sempre di

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