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Miani garantisce i sollevamenti del Mose. «Sui crediti le aziende siano ragionevoli»

Le paratoie del Mose sollevate e il commissario del Consorzio Venezia Nuova, il commercialista Massimo Miani

Il commissario del Consorzio Venezia Nuova e la strada del concordato preventivo. «Il mio obiettivo è voltare pagina e concludere i lavori»

VENEZIA. «Presenteremo nei prossimi giorni in Tribunale una richiesta di concordato preventivo - o meglio prenotativo - per il Consorzio Venezia Nuova, per evitare chela situazione debitoria precipiti. Ma ora dopo che è stata respinta la richiesta dell’applicazione dell’articolo 182 bis, perché alcune imprese hanno dichiarato non ci fossero trattative in corso sui crediti dovuti per i lavori svolti, mi aspetto da loro un atto di ragionevolezza per raggiungere quell’accordo che dicono di volere. Io sono qui, pronto a riceverle e ad ascoltarle, come sempre». A parlare - rompendo il riservo degli ultimi mesi - è il commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova Massimo Miani, dopo il fallimento in Tribunale della richiesta di ristrutturazione del debito.

Dottor Miani, le imprese - ad esempio una delle consorziate come Kostruttiva - sostengono di non essere mai state chiamate a trattare da lei e per questo non hanno accettato il 182 bis in Tribunale.

«Non è vero, perché ci sono stati incontri preparatori iniziati a cui ad esempio ha partecipato la stessa Kostruttiva ed altri successivi a cui non si sono presentate, inviando un proprio rappresentante. Avevamo in quella sede presentato anche la proposta di rifondere il 30-40 per cento dei crediti da loro vantati, perché questo potevamo permetterci con le risorse di cui disponevamo».

«Successivamente, grazie all’intervento del Ministero delle Infrastrutture, siamo riusciti a ottenere altri 33 milioni di euro di rimborsi che ci hanno consentito di alzare la proposta al 70 per cento del debito delle imprese consorziate e all’80 per cento di quelle non consorziate. Percentuali che con il concordato preventivo non sarà possibile replicare e anche per questo trovo incomprensibile che una parte di esse in Tribunale abbia rifiutato l’accordo. Così i tempi dei rimborsi inevitabilmente si allungheranno e anche la loro consistenza è destinata a diminuire»

Ci sono anche i 538 milioni di euro stanziati per nuovi lavori legati al Mose.

«Quelli serviranno appunto per i lavori e non certo per la rifusione del debito delle imprese. Lavori che per il momento non possono partire proprio perché le imprese non vogliono avviarli senza definire prima la ristrutturazione del debito. E nessuno creda che il Governo possa stanziare altre risorse per i creditori perché posso assicurare che non sarà così. Comunque il concordato consentirà comunque di terminare il Mose sotto il controllo del Tribunale, a garanzia di tutti, imprese comprese».

Sono in pericolo allora anche i sollevamenti autunnali e invernali del Mose con il ritorno delle acque alte?

«Cercheremo di garantirli in ogni caso. Il Mose è ancora un cantiere ma durante la stagione scorsa ha salvato la città dalle acque alte per ben 20 volte e deve continuare a farlo».

Che situazione debitoria ha trovato al Consorzio Venezia Nuova al suo arrivo?

«Pesantissima. Le cifre circolate sono vere (tra i 270 e i 280 milioni di euro di debiti, ndr) con un peso consistente anche delle consulenze accumulate in passato. Oltre ai debiti con le imprese e con il fisco e i numerosi contenziosi in atto. Il mio obiettivo è quello di voltare pagina, risolvere la situazione debitoria e liquidare il Consorzio che non può continuare a erogare risorse all’infinito e consentire che il Mose sia finalmente concluso. Se così sarà, credo che sarà un buon servizio reso alla città e alle stesse imprese. Faccio presente anche che il sottoscritto non ha ricevuto ad oggi un euro di compenso per il suo lavoro proprio per rispetto ai creditori».

Dall’esterno si lamenta a volte che non ci sia un coordinamento effettivo tra lei, il commissario straordinario Spitz e il provveditore Zincone, che vi occupate tutti a vario titolo di Mose. E’ così?

«Ci sentiamo di frequente e negli ultimi mesi la collaborazione si è fatta anche più stretta. Poi ciascuno di noi ha ruoli diversi ed è normale che su singole questioni possano esserci anche diversità di vedute. Vorrei poi sfatare anche un altro luogo comune a proposito del Mose».

Quale?

«Quello che sia costato finora oltre 6 miliardi di euro. Non è così, perché sotto quella cifra vengono sommati lavori e opere che non riguardano strettamente il sistema di dighe mobili alle bocche di porto, ma altri interventi collaterali o di carattere ambientale che sono stati eseguiti nel corso dell’opera».

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