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Murano, cavi della fibra sopra lo stemma: residenti infuriati

A sollevare la questione è il maestro vetraio Mauro Vianello, che propone la sua idea: «Una raccolta fondi per restaurare il marmo, dato che ormai il gallo è praticamente scomparso». Non dopo aver ricollocato i cavi, naturalmente

MURANO. Un tempo, a dividere Murano a metà era una pietra in marmo, collocata sulla parete di un edificio, e raffigurante lo stemma dell’isola, il celebre gallo.

Da una parte c’era il Rio: l’area produttiva, con le fornaci, dove risiedeva la gente più abbiente, i cosiddetti “siegoi marsi”. Dall’altro lato, invece, c’era Sandonà, la zona più povera, dove vivevano gli “zaloti”.

È una storia tanto affascinante quanto poco conosciuta. Non dai turisti e, a quanto pare, certo non dalla Tim, che, proprio a questo marmo, ha deciso di sovrapporre i cavi per la fibra, che garantisce una connessione internet ultraveloce. «Prima, a coprire il marmo, era una grondaia. Adesso invece ci sono i cavi della Tim. Io non voglio condannare nessuno, anche perché immagino che non tutti conoscano la storia di Murano. Ma, quantomeno vedendo questo pezzo di marmo, è possibile che non si sia pensato di far passare i cavi giusto qualche centimetro più in alto?».

A sollevare la questione è il maestro vetraio Mauro Vianello, che propone la sua idea: «Una raccolta fondi per restaurare il marmo, dato che ormai il gallo è praticamente scomparso». Non dopo aver ricollocato i cavi, naturalmente. Ma questo non è l’unico schiaffo alla storia di Murano. Sono tanti i residenti dell’isola che continuano a interrogarsi su che fine abbia fatto la splendida insegna in ceramica, dipinta a mano, con le indicazioni per il museo del vetro.

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