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Green pass per i lavoratori veneziani promosso a pieni voti ma Confcommercio avverte: «Non dai clienti»

MASSIMO PERCOSSI

Si punterebbe a consentire ai datori di lavoro di richiedere l’esibizione di una certificazione verde valida per l’ingresso nei luoghi di lavoro e lo svolgimento delle mansioni lavorative.

VENEZIA. Categorie del Veneziano d’accordo sul Green pass nei luoghi di lavoro. A patto che si tratti di una misura valida per tutti, e che non comporti ulteriori ostacoli dopo un anno e mezzo di difficoltà. Unanime, seppur con diverse sfaccettature, la reazione alla proposta nazionale avanzata da Confindustria per l’utilizzo del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro, per tutelare tutti i lavoratori e lo svolgimento dei processi produttivi, nel pieno rispetto delle libertà individuali. Si punterebbe a consentire ai datori di lavoro di richiedere l’esibizione di una certificazione verde valida per l’ingresso nei luoghi di lavoro e lo svolgimento delle mansioni lavorative.

In assenza, il datore potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate. E addirittura la sospensione del lavoro, nel caso in cui ciò non fosse possibile. Scopo della proposta è quello di evitare la reintroduzione di misure restrittive, a maggior ragione in una fase in cui si sta registrando un aumento dei contagi e con una campagna vaccinale ancora in atto.

Tutti d’accordo, dunque? Per Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto, la «proposta è logica»: «Stiamo attrezzando una serie di cautele nei confronti di chi non si vaccina. Rimane il vecchio motto: la tua libertà finisce dove inizia la mia. Trovo giusta la posizione di Zaia: fuori i medici no vax. È ora che diamo un po’ di serietà in questo Paese. La tutela delle minoranze sta diventando un peso per la maggioranza. Tutto sommato è una misura che condivido personalmente: più Green pass, più vaccinati abbiamo, e più riusciremo a uscire da questa pandemia. Leggo con orrore di ragazzi di 20-30 anni intubati. Prendiamo atto che l’obbligatorietà del pass si sta facendo strada in tutta Europa e anche il nostro Governo si appresta a deliberare in materia. Comprendiamo che lo strumento è teso soprattutto a una “moral suasion” nei confronti dei non ancora vaccinati per accelerare il processo di immunizzazione di gregge e affrontare l’autunno in maggior sicurezza per un inverno senza più chiusure degli esercizi».

In linea con la proposta nazionale anche Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia, che ha affidato il suo punto di vista al profilo tweet degli industriali veneziani: «La proposta di Confindustria favorirebbe la sicurezza dei lavoratori. In seconda battuta, rappresenterebbe uno strumento di tutela per l’impresa e permetterebbe di evitare gli effetti economici di eventuali blocchi della produzione».

Più articolato il punto di vista di Elio Dazzo, vicepresidente vicario della Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia e Rovigo. La sua considerazione parte dall’obbligo di Green Pass per i clienti di ristoranti e bar: «L’ennesimo paradosso. Chiunque potrà cenare e pranzare in un ristorante dei villaggi turistici, hotel, mense, campeggi, mentre tutti gli altri dovranno avere il pass. Ennesima discriminazione inaccettabile. Il Green Pass doveva essere adottato da tutte le attività e i servizi, non solo da ristoranti e bar. Mentre eravamo chiusi, si sono verificati i picchi più alti di questa pandemia, forse non sono ristoranti e bar le cause della pandemia. Siamo d’accordo con il pass, a patto che venga adottato da tutti.

E vale soprattutto per quelle attività chiuse dal 2019, come le discoteche, che non vedono l’ora di riaprire». Ma anche per gli stessi lavoratori. Ecco l’esempio riportato da Dazzo: «Se un cliente di un ristorante entra solo con il certificato, magari si sente più sicuro se anche il cameriere ne è provvisto. Pertanto ben venga».Eugenio Pendolini

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